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venerdì 15 gennaio 2010

dialogo tra uno spettatore ed un professore

di edoardo

Il dialogo si svolge via mail, in seguto alla visione del film "KATYN" dopo che il professore, a fine proiezione, ha commentato la pellicola.

caro professore,
sempre con la massima stima per la sua onestà intellettuale, sia io che mia moglie e qualche altro spettatore siamo rimasti stupiti per la sua affermazione che il validissimo e civile film di ieri sera non abbia avuto sufficiente distribuzione in italia per colpa ..del PD, PDS, DS e PCI, che , praticamente decidono sulla distribuzione delle pellicole in Italia!

Le allego tre ritagli di giornale, uno dell'Unità in cui, oltre a valorizzare questa pellicola, si invitano tutti i lettori a recarsi a vederlo: l'altro, della Repubblica (e il terzo di un giornale in line) in cui, oltre a parlarne in termini positivi, si stigmatizza il fatto che i grandi distributori, quelli delle multisale (che non mi pare siano succubi della dittatura culturale della sinistra), continuano a penalizzare pellicole indipendenti per motivi commerciali e -forse- politici: non è successo lo stesso con qualche film di Michael Moore, e di un film su Berlusconi (non il Caimano), che si è visto solo in sale private?

Non ha detto lei che Putin ha rimesso il segreto di stato su quell'episodio? Non sarà che "forse" il proprietario della Medusa Film non vuole dispiacere all'amico già capo del KGB?

Inoltre, se cerca su internet alla voce film Katyn, troverà una serie di segnalazioni di cinema d'essai e centri sociali dove si è proiettato questo film.

L'unica recensione negativa l'ha fatta Michele Anselmi sul ..Giornale in marzo 2009, anche se è stato poi subito sconfessato dal suo direttore.

Come avrà visto la sua affermazione, ieri sera ha subito dato adito al commento "e così si vede a chi è realmente in mano l'informazione in Italia"!

Se questa mia la convincesse, mi piacerebbe che facesse una una sua breve precisazione al riguardo, in occasione della prossima proiezione.

Con stima e simpatia
lo spettatore

egregio spettatore,
indubbiamente suggestiva la sua affermazione su berlusconi - putin; tuttavia katyn è crimine staliniano e il film ha avuto grande successo in proiezione solenne a mosca. (invece sembra che dopo la prima proiezione è stato ritirato. n.d.spett.)

invece negli articoli da Lei inviatimi si ricorda che la mostra di venezia - indubbiamente governata dalla sinistra, con i suoi film indulgenti sui terroristi (veda ultima edizione) e le innumerevoli pellicole contro berlusconi, ivi ospitate non ha accettato in concorso uno dei pochi capolavoir del nuovo millennio cinematografico

certo unità e repubblica devono parlarne bene, ma poco

se si riaprisse in italia un dibattito su katyn diverrebbe subito un dibattito sulle menzogne del PCI che non solo sconfessò l'allora titolato testimone italiano (non ricorod il nome) al riguardo (anni cinquanta) ma che ne pretese la cacciata dall'università di napoli dove insegnava medicina

il passato non passa mai quando è di queste proporzioni tragiche e la zelante connivenza italiana (del pci e dell'unità, giornale che è tutt''ora nelle edicole e ora parla bene del film!!! ma, si sa, fecero lo stesso per tito, grande eroe fino al giorno in cui divenne sporco fascista per ordine di stalin, sempre sulle pagine dell'unità) su katyn è una macchia nella storia della sinistra italiana non minore dell'appoggio all'invasione dell'ungheria che fu addirittura sollecitata da togliatti

riaprire un simile dibattito in italia, lo stato che ospitò il più potente partito comunista occidentale, sarebbe un vero e propio gesto masochistico per il pd che egemonizza, senza possibilità di dubbio, la cinematografia italiana dal 1945 (sulle tv il discorso è differente)

dunque meglio far finta di niente - film televisivo ecc.

così mi sembra, e così sembra anche a wajda (vedi sue dichiarazioni) - d'altronde che certo passato non passi lo dimostrano il divieto recente in polonia di esibire qualunque simbolo comunista, ora parificato ai simboli nazisti e la bocciatura di d'alema a min. esteri europeo proprio a causa del suo passato nel pci

così mi sembra, ma posso sbagliare

grazie per la graditissima mail

cordialmente
il professore


caro professore,
certamente anch'io posso sbagliare e comunque non ritengo di possedere certezze assolute, salvo quella che tra dittature e democrazie (reali) sto decisamente dalla parte di queste ultime, pur con tutti gli inconvenienti che queste possano avere: per farmi intendere meglio sono stato sempre Mazziniano nonchè grande estimatore (ed amico) dello scrittore Claudio Magris del quale condivido spessisimo il contenuto dei suoi scritti.

Spero pertanto che non mi voglia catalogare anche lei tra i "comunisti" se ritengo sempre validi principi della rivoluzione americana (De Toqueville, Montesquieu), la dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, la dichiarazione dell'ONU del 1948, ecc.e invece detesto gli atteggiamenti populisti e falsamente semplificatori (per non dire altro) dei vari personaggi passati e attuali.

Tornando alla distribuzione del film Katyn, le ricordo che fu comunque proiettato a Venezia, sia pue in "tono" minore (gli imbecilli esistono d'appertutto, bisogna vedere solo dove sono la maggioranza), e che se le case di distribuzione (non certo di sinistra!)avessero ritenuto che fosse un film di cassetta, non avrebbero esitato un solo momento ad aggiudicarselo: business is business!

Comunque la ringrazio di aver voluto colloquiare con me e le rinnovo stima e simpatia
lo spettatore


caro spettatore,
sono sempre stato certo che un netto rifiuto del totalitarismo comunista accomuni il nostro (suo e mio) modo di vedere

diciamo che il mio anticomunismo arriva a considerare i totalitarismi di destra quali disgraziate reazioni transitorie alla minaccia comunista (pinochet - franco - mussolini e perfino hitler)

insomma nel mio modo di pensare la storia niente comunisti - nessun fascismo

inoltre rimango dell'idea che tra i due mali il fascismo (nelle sue varie forme) sia migliore in quanto lascia agli individui la libertà nella sfera economica mentre il comunismo toglie ogni forma di libertà, politica ed economica

concordo ovviamente sui principi generali (diritti dell'uomo) e sulla difesa della democrazia anche se non ho gran simpatia per il 1789 da cui discesero il terrore e la macelleria napoleonica
penso che, nel tempo, diverrà più importante il 1989

tra i selvaggi di rousseau e e i lupi di hobbes, scelgo i lupi

cordialmente
il professore


caro professore,
sempre che abbia tempo e voglia per continuare questo interessante scambio di opinioni, vorrei aggiungere qualche considerazione.

Come saprà anche Croce (ed altri liberali) ritenevano che il fascismo sarebbe stato un male transitorio (non ricordo le precise parole): purtroppo, secondo me, se non fossimo entrati in guerra (persa), avremmo ancora qualche bel regime autoritario: la maggioranza degli Italiani spesso (ma non sempre) preferiscono essere sudditi (delegare) e non cittadini (partecipare).

E il fascismo, non solo non era liberale, ma nemmeno liberista: il corporativismo, il protezionismo, la lotta alle democrazie plutocratiche e reazionarie!

Siamo entrambi d'accordo che il comunismo ha fallito tragicamente, ma non lo confonderei con il socialismo che aveva cercato di dare risposte rivelatesi sbagliate a problemi sociali che esistevano e sussistono.

Anchio non ho nessuna..simpatia per la degenerazione della rivoluzione francese, che, come è noto fu voluta dalla borghesia, anche se più tardi seguì tutto "il terzo stato".: ma il cambiamento culturale che ne conseguì in tutta Europa è qualcosa che ancora oggi viviamo. E' deprecabile anche Napoleone che "esportò " per primo la democrazia con le armi, solo che, a differenza di Bush con lui le idee (che per primo tradì) si diffusero.
E poi quale era la situazione politica alla fine del '700 in Europa? E la restaurazine con il Congresso di Vienna dopo?
Senza i principi (e non gli eccessi) del 1789 ci sarebbe stata la lotta agli assolutismi, la Carboneria, i moti liberali, il '48, il Risorgimento Italiano?

Non ho capito il riferimento a Rousseau: mi ricordo che lui parlava del "buon" selvaggio che viene traviato dalla società (troppo vecchie reminiscenze scolastiche!)

Una parola sulla libertà economica: il liberismo di Smith, Ricardo ecc. mi pare che abbia portato un indubbio e grande sviluppo economico, ma abbia di molto accentuato il divario economico tra gli stati e dentro gli gli stati: sempre se si considera un valore non un'astratta "egalitè", ma una accettabile distribuzione della ricchezza ed eguali opportunità per le persone e le nazioni.

Mi pare che oggi ci sia una rivalutazione di Keynes, senza trascurare il neo-colbertismo di Tremonti, non le sembra?

Se non ha tempo per rispondermi non mi offendo!

con stima e simpatia

lo spettatore

Quello scambio di opinioni si fermò qui.
Mi piacerebbe che qualcuno volesse aggiungere qualcosa

Edoardo

10 commenti:

Solimano ha detto...

Edoardo, non per fare il super partes, che non è il mio mestiere, ma sembra che in queste discussioni ci sia un rischio: quello di scansare le rogne proprie parlando delle rogne altrui, uno sport che si chiama benaltrismo.
Ad esempio. Fra Hobbes e Rousseau la storia, la biologia, l'etologia, l'antropologia etc etc hanno provato che aveva ragione Hobbes: il buon selvaggio di Rousseau è consolatorio e pericoloso, si è visto dove ci ha portato. Oltre a non essere mai esistito.
Altro esempio. Non ho sentito mai nessuno parlare di un film su Debra Libanòs, che fu peggio persino delle Fosse Ardeatine, ma in Italia è comodo girare la testa dalle nostre vergogne. Chi lo sa, cosa successe a Debra Libanòs?
Ultimo esempio. Quando il film "Cronache di poveri amanti" di Lizzani fu presentato a Cannes e rischiava di vincere la Palma d'oro, Cocteau, che era il presidente della giuria, raccontò che la notte prima andò da lui il capo della delegazione italiana, che teoricamente doveva sostenere il film, a supplicarlo in ginocchio di non dare la Palma d'oro al film, perché altrimenti i comunisti avrebbero vinto alle elezioni.
A parte questo, ho personalmente piacere che sia stato fatto un film sulle fosse di Katyn. Era ora.

grazie Edoardo e saluti
Primo

alberto ha detto...

grazie, Edoardo,
per il nobile tentativo di rianimazione di questo blog,
per il quale, dopo la dichiarazione di morte presunta
per manifesto disinteresse dei destinatari,
era in corso di ordinazione la pietra tombale.
Sarai proposto per la assegnazione
del premio Frankenstein pardon, Frankenstin
ciao
a

ottavio ha detto...

Vedrò il film "KATYN" questo inverno al Cineforum del Villoresi, il nostro critico-coordinatore ce lo ha anticipato. Ci ha anche detto che ci sarà un esperto (uno storico?) a presentarcelo. Spero che non sia il professore di cui parla Edoardo, perchè in quel caso ci sarebbe un vivace dibattito. Non posso sopportare quelli che ragionano con... le viscere!
il totalitarismo di destra come reazione transitoria alla minaccia comunista...
tra i due mali il fascismo è migliore perchè lascia la libertà economica...
Bah!
Saluti
Giorgio

edomonza ha detto...

caro Primo,
grazie del tuo interessante commento.
A dire il vero non credo di meritarmi il titolo di "benaltrista" se ho cercato di far presente al "professore" che non era plausibile la sua allusione al fatto che il film non aveva avuto una buona distribuzione per il boicottaggio dei distributori interessati a coprire le colpe del comunismo.
Personalmente, come "mazziniano" (specie rara ma non estinta), non ho da difendere altro che la democrazia e, in quel caso, quella diffusa vulgata che l'informazione è comunque nelle mani della sinistra.
Poi, per quanto riguarda Hobbes, per quanto ricordo dal liceo, non era quello del "leviatano" e quello che diceva che, una volta trovato un leader, costui andava sempre ubbidito? (scusa la mia banale semplificazione).
Mi piacerebbe approfondire con te e con chi volesse questo aspetto.
Salutoni
Edoardo

Solimano ha detto...

Edoardo, eh! Figurati la mia situazione, che ho sfilato in braghe corte nel 1956 contro l'invasione dell'Ungheria, e dopo tanti anni ho finito per votare Berlinguer, perché non c'erano alternative praticabili e potabili.

Il benaltrismo non era rivolto a te, ma ad un generale atteggiamento prima ancora umano che politico: ci dà fastidio se ci dicono certe rogne storiche che riguardano lo schieramento (chiamiamolo così...) a cui apparteniamo. Dobbiamo essere noi i primi a fare chiarezza, a puntare il dito, a non tollerare ambiguità: è bene che si facciano film e si scrivano libri su Katyn, su Debra Libanos, è bene che Pahor venga a Monza e così via.

Sul piano del confronto fra Hobbes e Rousseau, persino in quello che dici preferisco Hobbes: la democrazia non è naturale, ma culturale. Le dominanze si superano se ne diventiamo consapevoli, altrimenti, possiamo chiamarle centralismo democratico, quelchelè, ma sempre dominanze sono. C'è bisogno di un bagno laico a sinistra: prendersela con la Binetti è giusto ma facile, come la mettiamo con i tanti miti scaduti che ancora vengono considerati come santini? Potrei fare molti esempi, ma mi allungherei troppo. Ne parleremo di persona.

grazie Edoardo e saluti
Primo

Solimano ha detto...

Alberto, non t'amareggiare, cime dissero al vetraio Bormioli in merito alla sua relazione con una certa Tamara.
Bisogna dire come diceva Romano Prodi: "Insistisco!" Lui avrebbe insistito, sono gli altri che non l'hanno lasciato insistere.
Dai tempo al tempo e fai quello che puoi e devi, invece di prendertela con me, che lo che scherzi, ma gli altri dicono: "Bene bene, hai visto com Alberto ha messo in riga quel Solimano"... o non scherzavi?

saluti
Solimano

alberto ha detto...

come sarebbe?
io non scherzo mai!
diciamo, quasi mai
ciao
a

Gauss ha detto...

La tanto breve quanto sommessa apparizione nelle sale cinematografiche italiane di un capolavoro come Katyn, in questo giudizio concordo pienamente con il professore, qualche interrogativo lo pone. Attribuirla però ad un supposto ostracismo della sinistra inteso a nascondere le menzogne del PCI sembra una conclusione infondata ed eccessiva. Il potere ostracistico della sinistra italiana, oggi come oggi, non basta a proteggerla nemmeno da Giampaolo Pansa, figuriamoci da Andrzej Waida. E la lista di silenzi e di menzogne addossati al PCI e ai suoi eredi è già cosi lunga (dai gulag a Praga) che aggiungerci anche Katyn non muterebbe di molto la gravità dell'accusa.

Tanto più che la menzogna e il silenzio sul massacro di Katyn, commesso dai sovietici nel 1940 e da questi attribuito ai nazisti nel 1941, ha riguardato ben altri che i comunisti italiani.
Hanno taciuto americani e inglesi durante la guerra per tenersi stretto l'alleato sovietico, hanno chiuso gli occhi e la bocca tutti (tedeschi di Bonn compresi) dopo la guerra per non turbare il delicato equilibrio della guerra fredda.

Ancora due osservazioni.

La prima al professore. La reazione ad un regime totalitario e oppressivo dovrebbe aspirare alla libertà e alla democrazia, non a un totalitarismo di segno opposto. Se continuiamo a preferire una disgrazia all'altra, dovremo rassegnarci alla condizione di disgraziati.

La seconda allo spettatore, che associa la pratica della delega alla condizione del suddito. Dissento, la delega non ha niente a che vedere con la sudditanza, e il suddito non può delegare poteri e diritti di cui dispone unicamente il suo principe. E' solo in democrazia che il cittadino diventa titolare della sovranità, e il potere che ne deriva lo delega col voto a rappresentanti di sua scelta negli organismi previsti dall'ordinamento. Guai a chi mi svilisce la delega, anche se so che oggi va di moda la democrazia diretta - la partecipazione, le primarie, la società civile, ecc. - tutti concetti ad alta valenza mediatica che finora sono serviti a nascondere che, un passo dopo l'altro, si continua ad intaccare il potere della delega - liste bloccate, dimensioni dei distretti elettorali, decreti legge, questione di fiducia, ecc. - Alla fine, ci troveremo senza la prerogativa della delega e allora sì che ci scopriremo sudditi.

Gauss

edomonza ha detto...

leggo solo oggi il commento di Gauss alla mia critica alla "delega", contrapposta da me alla "partecipazione" del cittadino alla vita democratica del Paese e non capisco la critica che Gauss mi fa: mi sembra chiaro che con la parola delega abbiamo inteso due concetti diversi, ma che siamo perfettamente d'accordo su come intendere la democrazia.
Penso che questo equivoco sia dovuto ad una mia incapacità ad esprimermi o ad una lettura troppo affrettata di Gauss.
Mi dispiacerebbe invece se fosse la conseguenza di una propensione di molti di noi a voler fare comunque dei distinguo personali, invece di cercare di fare il gioco di squadra, cosa che, nell'attuale sitazione politico culturale, sarebbe più che mai necessaria.

Gauss ha detto...

A me invece piacerebbe che Edomonza intendesse il mio commento proprio come un contributo alla qualità del gioco di squadra, sempre che si stia parlando della stessa squadra.
Che poi le mie, come quelle di Edomonza, siano opinioni personali, non è neanche il caso di rilevarlo.

Gauss