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venerdì 26 febbraio 2010

ATTUALITÀ di CARLO PORTA

di Dario


Mi è capitato sotto mano un volume delle poesie del Carlo Porta e ne ho approfittato per rivisitare quà e là l'opera. Può essere sorprendente rilevare come il messaggio del Porta (che fu anche scolaro presso i barnabiti nella nostra città), sia legato ad aspetti della società che sono ancora attuali ai giorni nostri.

Consideriamo ad esempio l'amministrazione della giustizia che anche allora era condizionata da certi privilegi (ad personam?) che il poeta denunciava con questi versi:

La giustizia de sto mond / la someja a quij ragner / ordij in longh e tessuu in redond / che se troeuva in di tiner. / Dininguarda a mosch, moschitt / che ghe barzega un poo arent, / purghen subet el delitt / malappenna ghe dan dent /a all'incontra i galavron / sbusen, passen senza dagn, / e la gionta del scarpon / la ghe tocca tutta al ragn.

Non doveva far difetto anche la corruzione nella pubblica amministrazione del governo asburgico che il Porta, anch'egli pubblico funzionario, così stigmatizzava:

Quand vedessev un publegh funzionari / a scialalla coj fiocch senza vergogna / disii pur che l'è segn ch'oltra al salari / el spend lu del fatt sò quel che besogna. / Quand savessev del franch che all'incontrari / nol gh'ha del sò che i ball che ne bologna, / allora senza nanch vess temerari / disii ch'el gratta, senza avegh la rogna. / Quand intrattant ch'el gratta allegrament / vedessev che i sò cap riden e tasen / disii pur che l'è segn che san nient. /Ma quand poeù ve sentissev quaj ribrezz / perché a dì che san nient l'è on dagh de l'asen / giustemela e disii che fan a mezz.

Il poeta non risparmiava neppure i politici, di qualsiasi parte fossero, apostrofandoli in modo forse un po' qualunquistico:


Marcanagg i politigh secca ball. / Cossa serv tanc descors, tance reson? / Già un bast in fin di facc boeugna portall, / e l'è inutel pensà de fà il patron; / e quand sto bast ghe l'emm d'avegh suj spall / eternament e senza remission, / cossa ne importa a nun ch'el sia d'un gall / d'on'aquila, d'on'oca o d'on cappon. / Per mi credi che el mej el possa vess / el partii de fà el quoniam, e pregà / de no barattà tant el bast de spess / se de nò, col postà da un sit all'olter, / i durezz di travers, reussirà / on spellament putasca e nagott olter.

La classe dominante d'allora era l'aristocrazia alla quale il Porta non risparmia la sua satira a volte pungente e a volte sprezzante. È famosa la sua "La nomina del cappellan" che riprende la figura pariniana della vergine cuccia:

L'eva la Lilla una cagna maltesa, / tutta goss, tutta pel e tutta lard, / e in cà Cangiasa, dopo la Marchesa, / l'eva la bestia de magior riguard, / de moeud che guaja al ciel falla sguagnì, / guaja sbeffalla, guaja dagh del ti...

E della marchesa fa questo ritratto grottesco:

La Marchesa Cangiasa in gran scuffion / fada alla Pompadour tutta a fioritt / coj sò duu bravi ciccolatinon / de taftà negher sora di polsitt / e duu grand barbison color tanè / l'eva in sala a speciai sul canapé



Il gustoso Epitafi per un can d'ona sciura marchesa è un'altra occasione per marcare le ingiustizie sociali:

Chi gh'è on can che l'è mort negaa in la grassa / a furia de paccià di bon boccon. / Poveritt che passee tegniv de bon / che de sto maaa no vee mai pù sull'assa.

La rilettura del Porta è un rinnovato divertimento e la consiglio agli amici. Per coloro che trovano difficile il dialetto milanese vi è un recente Oscar Mondadori con a fronte la traduzione in italiano

Le illustrazioni di questo scritto sono tratte da un volume delle opere del Porta edito da Paolo Carrara a Milano nel 1885.

3 commenti:

Solimano ha detto...

Grazie Dario Chiarino. Da un malinteso risciacquare i panni in Arno, unito a una concezione centralistica del Risorgimento (lontana ad esempio da quella del Cattaneo) è nato - e dura ancora - un professorale atteggiamento da sopracciò riguardo il Porta e il Belli, considerati come singolari e curiose anomalie mentre sono fra i massimi poeti che ci siano mai stati in Italia. Di questo atteggiamento fa ancora le spese il Folengo, praticamente sconosciuto, e persino il Gadda de l'Adalgisa (il suo libro che rileggo più volentieri). Non sanno cosa si perdono, l'Adalgisa è anche un libro divertentissimo per milanesi, per brianzoli, per tutti.

saluti
Primo

Dario Chiarino ha detto...

Sono d'accordo con le considerazioni di Solimano. Io aggiungerei alla lista anche il Delio Tessa (1886 - 1939) per la sua "Caporetto 1917" che si può trovare con la traduzione a fronte sul sito:
http://www.milanesiabella.it/deliotessa_leeldidimort.htm
Cordialità
Dario

Solimano ha detto...

Sì, il Tessa, soprattutto per "Caporetto 1917", ma anche per altro. E' tutt'altro che un minore, il Tessa. E Biagio Marin a Grado e Tonino Guerra in Romagna.
Secoli fa, il Giambattista Basile a Napoli (che il Croce tradusse in italiano) e il macaronico del Folengo su cui ho scritto tre post in Stanze all'aria, qui. Teofilo Folengo è presoché introvabile nelle librerie.

saluti
Primo