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venerdì 9 aprile 2010

Pasquale Barbella. Il mondo in uno slogan

di Gauss

Si fa presto a pensare male della pubblicità, a tacciarla di falsità e artificiosità, a sostenere che se non ci fosse vivremmo in un mondo migliore, ma Pasquale Barbella esordisce rifacendosi al mondo naturale, agli uccelli che nella stagione degli amori esibiscono il loro piumaggio più cromatico e appariscente per evidenziare virtù normalmente recondite, e proporsi, e farsi preferire. E' la natura stessa che ha ideato per loro suadenti messaggi pubblicitari mirati ad un obiettivo utilitaristico. Ciò che si potrebbe dire anche dei giovanotti palestrati o delle ragazze imbellettate e siliconate, tutta pubblicità.

Lo confesso, ieri sera alla prima delle conferenze primaverili di Novaluna, per questo ciclo centrato sulle tematiche dell'informazione, mi aspettavo di incontrare lo stereotipo del pubblicitario, estroverso, supponente, stravagante nell’abbigliamento e nel comportamento (pubblicità erronea?), e mi sono trovato ad ascoltare un professore in elegante completo grigio, barba ben curata, occhiali a stanghetta, dall’eloquio pacato e meditato, attento ad evitare inglesismi e gergo specialistico, mai, se non ironicamente, autoreferenziale.

Pasquale Barbella ha fatto la storia della pubblicità italiana, nessuno come lui ne conosce miti e riti, nessuno come lui ne sa illustrare i meriti e smascherare i difetti. Al punto da elencarli e metterli a confronto, la lavagna delle vergogne opposta alla lavagna dei pregi.

E’ solo persuasione occulta, sì, ma finanzia la stampa e le consente di mantenersi libera. Fomenta il consumismo, certo, ma così facendo sostiene l’economia. Racconta un sacco di balle, forse, è il rischio che corrono i creativi. Deforma la realtà, come no, mette perfino Bonolis in paradiso, ma è divertente, senza sarebbe un mondo triste. E’ diseducativa, non se ne può più, beh, in televisione è sempre meglio dei programmi che interrompe.

La pubblicità, prosegue Barbella, si fonda su una componente di emozionalità e una di razionalità, entrambe essenziali, e il suo successo dipende dal loro giusto dosaggio. La tradizionale pubblicità italiana, quella che ha reso celebri i manifesti italiani (basti ricordare Marcello Dudovich), faceva leva sull’eleganza formale, mentre quella di scuola americana, che ha preso il sopravvento dopo la guerra mondiale, privilegiava i contenuti logici e razionali, pretendendo di elevarla al rango di scienza.

E’ a questo punto che Barbella ci introduce a Bill Bernbach, l'uomo che ha rivoluzionato la pubblicità moderna, il genio che l'ha resa un’arte ispirata all’etica della verità, al principio del rispetto del pubblico, nella convinzione che il mercato reagisce favorevolmente a un messaggio intelligente, propositivo, onesto. L'idea base che gli ha assicurato il successo è racchiusa in una massima per la quale va giustamente famoso: «La pubblicità non può creare il vantaggio di un prodotto, lo può solo illustrare».

E la politica? Certamente, c’è molto di tecnica pubblicitaria nella politica italiana, non solo per il ricorso ai sondaggi di gradimento, l’adozione di slogan, l’uso sempre più diffuso dell’immagine (la faccia del leader 3x6), l’identificazione selettiva dei target group (bacini elettorali), ma più ancora per i metodi che sembrano guidare l’attuale azione di governo. A titolo di esempio, Pasquale Barbella osserva che la ricorrente, martellante argomentazione politica del nostro tempo «Lo faccio perché l’elettorato mi ha scelto» è pubblicità (e, per come lo osserva, non delle migliori).

Gauss

Nelle immagini:
- Pasquale Barbella con Annalisa Bemporad
- La Balilla, l'eleganza per tutti (illustrazione di Marcello Dudovich)
- Il pane azzimo Levi's, buono non solo per gli ebrei (campagna pubblicitaria ideata dallo studio DDB di Bill Bernbach)

13 commenti:

alberto ha detto...

grazie mille a Peppino-Gauss:
per il ricordo di Primo nel post precedente,
per aver accettato di raccoglierne il testimone
nei commenti agli incontri in questo.

ho molto apprezzato l'esposizione di Barbella,
e mi ha fatto particolare piacere vedere tra il pubblico
numerosi e qualificati pubblicitari monzesi.

un piccolissimo commento perché di mia competenza
su una imprecisione sfuggita a Barbella
e ripresa da Gauss nell'ultima didascalia:
il pane addentato dal neretto nelle foto di ieri
e nelle mani del cinesino nell'ultima foto
è pane assolutamente tradizionale:
le azzime, essendo pane non lievitato
assomigliano piuttosto ai crackers, alle gallette.
saluti e ancora grazie
a

Gauss ha detto...

Alberto, il pane della foto di Barbella non lo ricordo proprio ma, se per lui era pane azzimo quello del suo bambino nero, ho dato per scontato che fosse pane azzimo anche quello del mio bambino giallo. E invece, a osservarlo bene, sembra proprio il Roggenbrot (pane di segale) che mia moglie Brigitte non fa mai mancare in casa nostra. Dice che è molto più sano del nostro pane bianco, e ha ragione, però il nostro è più buono.
Sul pane ho qualcosa da dire. Oggi, l'acquisto del pane impone difficili scelte. Entri dal fornaio e ti trovi davanti uno spettro di almeno cinquanta alternative, alla fine punti il dito e speri in bene. Ancora non mi sento Matusalemme, eppure ricordo il tempo in cui il pane si distingueva, quanto alla qualità, in due specie, gialla (di mais) e bianca (di grano). La specie bianca, a sua volta, si divideva in due forme, la michetta e la pagnotta. Bei tempi, semplicita!!!

Gauss

P.S. A commentare le serate di Novaluna ci proverò, ma di caricarmi dell'eredità di Primo non me la sento. Non sum dignus.

ottavio ha detto...

Per come "conosco" Barbella attraverso i suoi scritti, ieri è stato piuttosto schivo. Forse pensando di avere di fronte in maggioranza dei "destinatari di pubblicità", come mi sono definito io, ha fatto una classica presentazione della pubblicità o della comunicazione nella pubblicità. Sicuramente interessante, come riporta Gauss... ma se avesse inserito qualche riferimento personale, e qualcosa è trapelato durante la sessione di domande, la presentazione avrebbe avuto più spessore.
Vi consiglio, a questo proposito, di leggere la lezione inaugurale del corso di Comunicazione all'Università di Urbino, che avevo velocemente citato durante la mia presentazione di Barbella. E poi anche, se ci riuscite, visto che c'è una certa difficoltà ad approvvigionarsi, leggete anche il breve libretto Confessioni di una macchina per scrivere, romanzo autobiografico, pieno di episodi gustosi, ma anche di affermazioni come se l'oggetto del nostro pensiero e del nostro lavoro entra in migliaia di case... ciò che dobbamo chiederee a noi stessi non è solo competenza, abilità, conoscenza, ma anche sensibilità, onestà intellettuale, dignità, il che dà un'idea della stoffa dell'uomo.
saluti
Giorgio

La rivista che vorrei ha detto...

Signori, ci autorizzate a riprendere questo testo su Vorrei? sarebbe un'ottimo contorno al testo di Barbella che abbiamo già pubblicato.

alberto ha detto...

alla rivista che vorrei: siete certamente autorizzati,
e con molto piacere, dato che citerete la fonte.
sarà un piccolo contributo al faticoso decollo del nostro blog.

a Gauss: non pretendiamo l'impossibile.
il tuo aiuto nella meritoria azione di sostegno alle nostre iniziative ci basta, e te ne siamo molto grati.

grazie a tutti
a

La rivista che vorrei ha detto...

Ottimo, ma il nome reale dell'autore qual è?

blu-flame ha detto...

Dopo circa 30 minuti di mellassa ho lasciato.
Probabilmente la comunicazione non ha funzionato:

Lentezza espositiva,

continuo battere sulle stesse parole,

interminabili pause dopo le quali si esponeva la stessa frase appena letta sulla dia ma con parole diverse,

grossolani errori di layout nelle dia stesse, inattese data la natura della conferenza.

Difficolta' espositive, come un pischiello.

e ovviamente nascosto come un ladro poiche' la COMUNICAZIONE non verbale e' uno strumento da fare a meno quando l'eloquenza e' piu' potente di uno scritto di Baricco.

E' stato teRRRificante.

i casi son 2
o il relatore aveva un problema famigliare/fisico come una favolosa cefalea oppure non ha idea della parola COMUNICARE.

Ne do' una 3za perche' son buono: non voleva esserci e lo faceva svogliatamente.

Gauss ha detto...

Potrei anche concordare con qualcuna delle osservazioni di blu-flame, ma come fa, uno (o una) che si firma blu-flame (minuscolo con il trattino in mezzo), a dare del "nascosto come un ladro" all'oratore di una pubblica conferenza? Se me lo chiedo io, che ho il vezzo di firmarmi

Gauss !

blu-flame ha detto...

Piu' firmato di cosi', si crepa!

Come noterai sono loggato come ID Google e non come ANONIMO.

Il mio avatar e' la mia foto. Della MIA faccia. Se e' nascondersi questo! La prox devo mettere la figura intera? Nudo cosi' vedi bene il genere?
:-P
Ma e' cosi' importante che possieda o non possieda il cromosoma y?

Il mio ID G e' pubblico e legato al mio blog. Cosi', per sbaglio vedi bene i miei deliri.

Cosa intendi per nascosto?
Devo mettere anche il CF ed indirizzo?
Qual'e' il tuo rasoio fra nascosto-non firmato e firmato su di un commento?
Schersa minga!


non vedo, inoltre, cosa hai di male contro un'automobile.
http://allarovescia.blogspot.com/2006/04/blu-flame_23.html

La contrazione da "blue flame" a blu-flame e' perche' molti siti/forum non accettano spazi o lunghezze.... o forse dovrei scriverlo come il logo "THE BLUE FLAME" alla fine del testo come un teen tamarro?

Ripeto nascondersi?
non so, cosi' su due piedi se ti chiami "Qualcosa Gauss", ti sta simpatico Carl Friedrich Gauss (un grande) o altro. E' importante?

Cosi' se ti sta sul posteriore il mio nick dimmi almeno perche'!

Come vedi e' difficile la comunicazione senza parte di essa:
il tono della voce e l'interazione visuale.
:-)
Il seme della conferenza e' sempre presente.

L'unica cosa vera e' che alcune cose sembrano diverse se guardate sommariamente.

=:-Oh!

alberto ha detto...

finalmente!!! una polemica anche per noi!

naturalmente mi spiace che blu-flame, chiunque sia,
(non mi basta una foto ritagliata per riconoscerlo),
non abbia gradito la nostra serata.

legittimo naturalmente il suo giudizio,
mi sembra solo un po' ingeneroso
che non abbia preso in considerazione la terza ipotesi:
che lui stesso fosse in serata no.

io non posso che riaffermare il mio giudizio positivo,
mentre una cosa che mi propongo di affrontare
è quella relativa al possibile miglioramento
del sistema di amplificazione.
sospetto che occorra uno di quei microfoni
da uomini bionici da appendere all'orecchio
in modo che stia sempre davanti alla bocca dell'oratore.

c'è qualcuno che se ne intende
e che ci possa dare una mano?

Gauss ha detto...

Troppe domande, blu-flame, se non è un interrogatorio è un questionario.
Vorrei assicurarti che non muoio dalla voglia di chiamarti per nome o guardarti negli occhi. Mica siamo al bar, il bello del blog sta proprio nel comunicare senza interazione visuale.
La soddisfazione di una mini polemica ad Alberto l'abbiamo data, di compiacere ulteriormente il suo sadismo non è il caso.
Spero che non mancherai di partecipare e commentare anche i prossimi incontri di Novaluna.

Gauss

blu-flame ha detto...

Non erano domande, era perfida ironia!
;-]

Comunque a dimostrazione che non trollo gratuitamente, se volete una mano per il settaggio/preparazione di una delle prox fatemelo sapere.

Alberto: non sono un troll, anche se e' indicativo dell'affluenza. Quando sul mio blog 2 troll si son scannati non volevo crederci! Se non fosse stato un brutto spettacolo... Ma dopotutto fanno combattere pure i galli.
Cmq non e' mettendo un lavalier anziche' un gelato al relatore che si risolveva l'esposizione. Certo con il gelato e' piu' difficile relare ma non cambia poi molto.

alberto ha detto...

confesso la mia ignoranza:
non so cosa sia un troll
e come faccia a trollare:
dev'essere il gap generazionale.

forse mi occorre uno con il lavalier
che provi a spiegarmelo.

buona notte a tutti
a