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domenica 25 aprile 2010

Un tranquillo garibaldino delle Argonne

di Dario

Si chiamava Antonio Buffoni e lo conobbi alla fine degli anni quaranta. Era un distinto signore sulla sessantina, con il colletto della camicia bianco e inamidato e una cravatta nera alla Lavallière. Portava sempre un cappello a lobbia grigio, presumibilmente Borsalino, baffoni e capelli neri . Il suo conversare era semplice e cordiale, con un po' di dialetto milanese spruzzato qua e là come il pepe su un buon minestrone tradizionale.
Aveva un negozio di biancheria in Via Fabio Filzi a Milano ed era un "repubblicano storico" come mio padre, ma quello che era più sorprendente per quel tranquillo borghese era l'essere stato un Garibaldino delle Argonne, cioè uno di quei volontari che nell'ottobre 1914 andarono in Francia a combattere contro i tedeschi prima ancora della dichiarazione di guerra dell'Italia.



La sua esperienza guerresca fu brevissima perché fu vittima di uno dei primissimi colpi di fucile non appena il suo reparto giunse a tiro dei tedeschi. Tornò a casa e fu decorato alla fine del conflitto personalmente da un generale francese. Quando andai al suo funerale, il feretro fu salutato dalla bandiera di una associazione di reduci garibaldini e dalla bandiera rossa del partito repubblicano, la vista di questa fece esclamare a un passante "Oh signur, eren giàmoo in quater gatt e adèss in restaa in tri".


Poiché tra qualche mese ricorre il 150° anniversario dell'unità d'Italia, la memoria di quel tranquillo borghese mi ha suggerito anche di ricordare su queste pagine i garibaldini delle Argonne che rappresentarono un prologo poco celebrato della prima guerra mondiale.

La legione garibaldina, inquadrata nella Legione Straniera francese, ma conservando sotto la giubba la tradizionale camicia rossa, al comando di Peppino Garibaldi, figlio di Ricciotti, ebbe il battesimo del fuoco il 26 dicembre 1914 a Belle Etoile. Della Legione facevano parte anche cinque fratelli di Peppino: Ricciotto jr., Sante, Ezio, Bruno e Costante.


I fratelli Garibaldi


Bruno e Costante caddero entrambi sul campo, Bruno al battesimo del fuoco, Costante nel corso della seconda battaglia nella foresta delle Argonne.


La morte di Bruno Garibaldi


Le perdite della Legione furono molto pesanti con 500 tra caduti e feriti dei 2500 garibaldini arruolati. Quando anche l'Italia entrò in guerra, la Legione fu sciolta e i suoi componenti continuarono a combattere nell'esercito italiano.


1 commento:

alberto ha detto...

grazie a Dario,
che ci racconta sempre cose davvero interessanti.

si avvicina effettivamente il 150°
e anche noi vorremmo dare il nostro contributo.

in questo caso non da soli
ma cercando di coinvolgere diverse associazioni
così che ciascuna possa contribuire
nell'ambito dei propri interessi specifici
ad una serie di manifestazioni coordinate.

se Dario fosse disponibile....