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domenica 9 maggio 2010

Adriano De Maio - Internet e dintorni


Gauss

Dopo Pasquale Barbella e Elio De Capitani un altro enfant du pays ha risposto all’invito di Novaluna. A Monza, dove suo padre era preside del benemerito ITIS Hensenberger, Adriano De Maio ha passato gli anni dell’adolescenza, anni contrassegnati da un irrequieto rapporto con il liceo Zucchi – il B. Zucchi, come ancora lo chiama lui – che lo convinse/costrinse a trasmigrare al Parini di Milano. Trascorsi giovanili che non lo hanno dissuaso, anzi per spirito di rivalsa lo hanno spronato a seguire le orme paterne fino a diventare rettore di due delle più prestigiose istituzioni universitarie italiane, il Politecnico di Milano e la LUISS di Roma, oltre che Commissario Straordinario del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Da un grande esperto di processi di innovazione e di organizzazione della ricerca come il professor De Maio era lecito aspettarsi una relazione assistita da un armamentario di ultramoderne strumentazioni audio visive. Attesa delusa. Appoggiati sul tavolo dell’oratore, solo qualche appunto vergato a mano su un blocchetto vecchio stile, di quelli con i fogli tenuti insieme da una spirale metallica e, a rammentargli il trascorrere del tempo, un sontuoso cipollone da tasca a carica manuale, catena d’oro annessa.
In principio era il verbo, l’eminente studioso dell’evoluzione tecnologica è un fermo sostenitore del primato della parola, libera e scevra dai suggerimenti interpretativi insiti nei supporti grafici e fotografici di accompagnamento.

De Maio entra in argomento – il tema della serata è “Internet e dintorni” – cominciando dai “dintorni” e sottolineando come l’importanza di una innovazione tecnologica sia data, appunto, dal suo grado di novità. Ciò che spiega anche la difficoltà e le resistenze che si frappongono alla sua introduzione. La novità è rivoluzionaria, è sinonimo di lontananza dall’esperienza e di rottura delle consuetudini. Non per nulla sono giovani i creatori e i primi entusiastici utenti delle tecnologie innovative. L’impiego dei più moderni prodotti tecnologici genera quel che vien detto age divide, un profondo solco generazionale. Un anziano può vantarsi fin che vuole della vastità delle sue esperienze, ma quando impugna il telefonino deve ammettere che il numero di funzioni che riesce ad attivare è proprio inversamente proporzionale alla sua anagrafica vetustà.

Il secondo carattere distintivo dell’evoluzione tecnologica è la sua velocità. De Maio ricorda quanto sia oggi improponibile la promessa di confortante continuità di quell’ormai antico slogan pubblicitario, del 1974, che recitava “Fra dieci anni deciderai di cambiare la tua Fiat 131 Mirafiori con un’altra Fiat 131 Mirafiori”. Chi si occupa di high tech sa che l’orizzonte temporale di un prodotto tecnologicamente avanzato è minimo e problematico e che il successo commerciale e la redditività economica gli arridono solo per pochi mesi dal suo lancio. Incalzato dalla sfida di prodotti concorrenti per prezzo e per prestazioni, minacciato da modalità operative di nuova concezione, viene presto scalzato dal mercato per finire nel cimitero dell’obsolescenza. Oggi che tutti ci portiamo il telefono in tasca, chi si ricorda più dei telefoni a gettone?

Il terzo attributo della tecnologia del nostro tempo è la complessità, il connaturale intreccio (plexus) di inestricabili interdipendenze che la pervadono, complessità da non confondere, come De Maio ammonisce con un raffinato distinguo etimologico, con la complicazione, che è invece una indesiderabile spiegazzatura (plica) da rimuovere.

La tecnologia è un bene che non piove dal cielo, risponde a un bisogno espresso da una committenza. Adriano De Maio distingue fra due tipi di innovazione tecnologica, quella incrementale, che riguarda miglioramenti accessori generalmente suggeriti dall’utente, e quella radicale, la vera big science rispondente a esigenze che la società nel suo insieme ritiene fondamentali e che è perciò pronta a soddisfare ad ogni costo. E’ il caso delle quattro grandi categorie di committenza dei nostri tempi, la difesa, la salute, l’ambiente, la sicurezza.

Venendo a Internet, De Maio elenca in rapida successione i fattori che ne hanno decretato lo strepitoso successo. La diacronia, i due interlocutori non devono contemporaneamente interloquire per comunicare. La navigazione sui mari della conoscenza, una delle aspirazioni più fascinose per l’umanità. La certificazione, la facilità d’uso, l’universalità, l’immediatezza, l’immaterialità.
Ne evidenzia anche i rischi e le incongruenze. Le funzioni ludiche attivate anche sui luoghi di lavoro (altro che le fantozziane battaglie navali!), le scommesse e il gioco d'azzardo interattivo, la voracità della risorsa più preziosa, il tempo, la disponibilità di una massa enorme di informazioni di tutti i generi, tutte inficiate da un intrinseco germe interpretativo, la proposta di realtà virtuali (un clamoroso ossimoro) come nel chatting. Nelle aziende, la diffusione indiscriminata di notizie e di istruzioni (tutti sanno, nessuno agisce), nella scuola, l’illusione di apprendere senza frequentare (quel simulacro di università che è la e-university), nel mondo della finanza la reazione istantanea e planetaria alla propagazione incontrollata di notizie sensibili.

Gauss

2 commenti:

alberto ha detto...

grazie a Gauss per il puntuale resoconto
sulla bella serata che Adriano De Maio ci ha dedicato.

invierò il link a un paio di persone
che mi hanno detto di esser dispiaciuti
per non esser riusciti a partecipare.

gli accenni all'obsolescenza invece
mi hanno fatto tornare in mente il museo di Utrecht
degli orologi e delle orchestre meccaniche.

mi è capitato di vederlo molti anni fa:
si tratta di un museo veramente di straordinario interesse,
forse proverò a raccontarvelo tra qualche giorno.

alberto ha detto...

p.s.
mi sono pentito.
invece di scriverne qui,
ne ho scritto su Stanze all'aria
dove mancavo da molto tempo. http://stanzeallaria.blogspot.com/2010/05/utrecht.html
a