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sabato 26 settembre 2009

Spunto per nuova conferenza

di giorgio casera


Leggo, su Repubblica, dell’uscita di un nuovo libro di Guido Crainz, Autobiografia di una Repubblica, sottotitolato Le radici dell’Italia attuale, nel quale l’autore si chiede “cosa siamo diventati, perchè è accaduto? Quando gli italiani hanno cominciato a cambiare? Quando è cominciato il processo degenerativo che ha prodotto la volgarità di un populismo senza regole...?”
Potrebbe essere senz’altro una buona lettura per tanti di noi che sono stati sorpresi da questo tipo di evoluzione (?!) della società civile, per quanto non mancassero segnali inquietanti, percepiti purtroppo in origine solo dalla sensibilità di intellettuali attenti osservatori della società come Pasolini e Calvino (ed io aggiungerei anche l’economista Sylos Labini) e invece colpevolmente ignorati dai politici, cui spettava il compito principale di proteggere la Repubblica da questi pericoli.
Ma potrebbe essere anche l’occasione per sentire direttamente dall’autore, e dibattere con lui, le vicende di questi ultimi 40 – 50 anni che ci hanno portato alla situazione di oggi.
Ci si può pensare per il 2010? Qualcuno conosce Guido Crainz?

5 commenti:

Solimano ha detto...

Guido Crainz non l'avevo mai sentito nominare.
Sul discorso che fai, come non essere d'accordo? Però, per dirla tutta, occorre saper passare dall'etica della testimonianza a quella della responsabilità. Ad esempio, utilizzando al meglio la strada della prepolitica, specie in rete, in cui sono tanti gli spazi possibili e scoperti. Perché, all'ignorantaggine diffusa, si risponde con una culturaggine arrogante ed inerte, alla meno siamo meglio stiamo.

saluti Giorgio
Primo

ottavio ha detto...

Caro Solimano,
sono d'accordo che la ricerca, magari involontaria, dell'élite sia infruttuosa. Sono d'accordo anche che il "popolo della rete" è sicuramente più avanti della massa che ha come unica fonte la TV (la nostra!).
Ma il problema è: in che relazione numerica sono queste due entità? Ci vorranno anni perchè la rete abbia l'impatto che ha negli USA (vedi Obama). Riusciremo a vederlo?

Solimano ha detto...

giorgio, hai ragione e hai torto. Hai ragione perché i numeri globali sono quelli che dici, hai torto perché spesso il problema è proprio in chi usa male la rete, non dando buoni motivi per andarlo a trovare. Gli esempi negativi sono millanta che tutta notte canta. Mentre la possibilità c'è, eccome se c'è. Non lo dico certo per sfoggio, perché è una cosa che sai, ma ieri, domenica, giorno di minor affollamento, Abbracci e pop corn ha avuto 850 visite e 1450 pagine viste (il 20% dall'estero) ed è salito al diciannovesimo posto nella categoria blogghiera di appartenenza. Forse perché io ero assente causa l'inconveniente al PC... mi assenterò più spesso! Conclusione: la rete è una cosa seria, da non prendere alla leggera, occorre avere un progetto preciso e perseguirlo a lungo.
I risultati prima o poi arrivano.
Questo varrebbe anche in politica ahi ahi...

saluti giorgio
primo

Claudio ha detto...

Io credo che per capire la attuale deriva bisogna scavare più lontano che non negli ultimi 40-50 anni, ed andare anche più indietro di 80 anni or sono, cioè di quando la deriva era assai peggiore. E bisogna andare più indietro di Garibaldi, che era populista, benchè finanziato (anche se solo in parte) dalle aristocratiche inglesi. Bisogna risalire al 1527, data del Sacco di Roma: dopo quella data non c'è più stata, in Italia, una classe dirigente italiana, salvo modeste eccezioni. A meno di considerare classe dirigente i Grandi Scudieri del nuovo regno che reggevano,fieri di reggerlo, l'iterminabile strascico di Napoleone il giorno della sua incoronazione a Milano (citazione da Carlo Emilio Gadda, note alla Adalgisa)

Umberto De Pace ha detto...

Caro Giorgio,
in merito al prof. Crainz ti informo che l'ho già proposto quale relatore all'ANPI per la prossima giornata del ricordo (10 febbraio 2010)in quanto autore di un interessante "libretto" dal titolo le "Memorie divise d'Europa" (se non ricordo male) molto interessante perchè affronta il problema delle LINEE DI CONFINE e del DOLORE DEGLI ALTRI nel secondo dopoguerra, con una visione ampia e con molti spunti documentali. Spero che la cosa vadas in porto, sarebbe un'altro intervento interessante per la nostra città.
So che lo stanno già contattando. Non conosco invece il suo nuovo libro.

un caro saluto
Umberto De Pace