Visto l'altra sera al Teodolinda.Per quanto fotografi una situazione già tristemente nota si esce sconfortati, sconsolati (ma alcune scene fanno provare sentimenti di ribellione!).
C'erano stati dei precedenti al cinema (come il "Ricordati di me" di Muccino, 2003) che mostravano la china che stavamo scendendo, ma in Videocracy è tutto rappresentato in chiaro, senza finzione.
Ora, non voglio entrare in dettagli sul film, per non rovinare il dispiacere di chi deve ancora vederlo, ma una riflessione mi scappa.
Nei banchi delle aule di Fisica avevo imparato che l'operazione di misurazione di un fenomeno poteva influire sull'andamento del fenomeno stesso e quindi produrre un risultato differente dal vero. E' un pò come quando giudichiamo un fatto essendo emotivamente coinvolti, non abbiamo cioè "la giusta distanza", per restare in ambito cinema; questo può portare ad una valutazione non obiettiva.
Nel film in oggetto il regista, svedese, guarda alla situazione italiana con il distacco che gli viene dalla sua "lontana" cultura e ritrae fatti e personaggi così
come si mostrano, senza esprimere giudizi, che sono tutti degli spettatori. La sua "neutralità" ha convinto i protagonisti del film a mostrare sinceramente tutto il loro squallore.
Tutto con una chiarezza disarmante.
E così temo ogni "foresto" veda l'Italia e gli Italiani...