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venerdì 16 ottobre 2009

Integrazione ed emancipazione

di giorgio casera

Per una singolare coincidenza, lo stesso giorno, ieri, in cui il Prof. Branca ha tenuto la conferenza sull'immigrazione al Binario 7, è comparsa su la Repubblica una sua intervista a proposito dell'attentato alla caserma dei carabinieri a Milano ad opera di un kamikaze (pare) libico. Branca cita a questo proposito l'attentato come la punta di un iceberg dove l'iceberg è costituito "dagli islamici non riconosciuti, soprattutto quelli di seconda e terza generazione, perchè privi di luoghi dove possano ritrovarsi, ma anche mettersi alla prova di fronte ai doveri ai quali tutti i cittadini sono tenuti. Conosco tante ragazze musulmane che negoziano con i loro padri le uscite serali. Nei loro paesi d'origine questo non succede, qui sta diventando una prassi: è uno dei jolly che noi possiamo giocare per favorire l'integrazione".
Nel 1963 il lavoro mi aveva portato a Gela, in Sicilia, dove si realizzava un grande stabilimento petrolchimico. Gela era una città di circa 50.000 abitanti con una economia fino allora prevalentemente agricola. I nostri operai erano per lo più ex braccianti che con opportuni corsi di formazione erano diventati operatori di processi chimico-industriali. Nelle pause del lavoro si discuteva tra il serio e il faceto dei rispettivi costumi. Una volta chiedemmo loro: "Lascereste uscire la sera vostra figlia con un ragazzo?". Ricordo ancora le loro facce rabbuiate; ma alla fine, cedendo alla sfrontatezza dei nostri ventanni, dissero tra i denti: "Se lo fanno anche gli altri...".
E allora forza ragazze!

2 commenti:

Solimano ha detto...

Giorgio, il mio atteggiamento può sembrare cinico, ma vorrei che fosse percepito come lucido.
Nessuno molla volentieri un potere che ha in mano, piccolo o grande che sia, se non è costretto dalla situazione esterna che non gli consente più di esercitarlo. Quindi certi condizionamenti sono spariti (direi piuttosto che si sono ridotti) perché prima si è vista la gabbia, poi la porta da cui uscire dalla gabbia.
Nelle famiglia (e nel familismo) si annidano a gogò meccanismi di potere. Una mia amica, avvocato matrimonialista, mi dice che i figli adolescenti in caso di separazione dei genitori scelgono regolarmente il genitore che finanziariamente è messo meglio.
Figuriamoci se questo controllo sociale non si esplica nelle istituzioni originariamente patriarcali: a dire che la CEI (qualche centinaio di maschi celibi anziani) pretende di dettar legge su tutta una serie di aspetti di morale sessuale e familiare si dovrebbe ridere, ma è meglio non farlo e seriamente rendersi conto che tuttora mirano a dettar legge in senso pieno, trasformando in leggi dello stato i loro predicozzi, spesso tacciabili di ipocrisia. La situazione in Italia è migliorata, anche se meno di quello che normalmente pensiamo, figurati le difficoltà che ci sono in paesi ancora basati sul tribalismo.
Paolo Branca su questo tema mi è sembrato ambiguo, ma, con le premesse da cui parte, non può fare altrimenti. La parentela fra i monoteismi è molto più stretta di quel che pensiamo e i monoateismi non scherzano neanche loro. Critichiamo spesso e giustamente la TV, ma probabilmente, senza la TV, la situazione dei rapporti nel Sud non si sarebbe evoluta (a parte il fatto che l'evoluzione è più apparente che sostanziale, perché al paternalismo si aggiunge il maternalismo, che non scherza pure lui). Il tutto, naturalmente, con una bellissima etichetta sopra con scritto Amore. Parola pericolosa, diceva Henry Laborit.
saluti
Primo

Claudio ha detto...
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