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martedì 2 marzo 2010

IL WALSERTREFFEN
di Dario

Ogni tre anni i walser si radunano in uno dei loro centri di insediamento per un meeting internazionale denominato Walsertreffen.
Dal 21 al 23 settembre 2007 ho partecipato all'ultimo di tali raduni che si è tenuto ad Alagna in Valsesia.
I Valser sono una popolazione di origine germanica, forse Alemanni, ma più probabilmente Sassoni, emigrata dal Nord Europa nell'alto Vallese attorno all'VIII secolo e che, nel XIII secolo, colonizzarono diverse località dell'arco alpino in Italia, in Svizzera, nel Liechtenstein e in Austria.


Una tipica casa Walser

La lingua dei walser è una variante di un dialetto tedesco meridionale, chiamata altissimo alemanno, ed è molto simile al dialetto svizzero tedesco nella sua forma più arcaica.
In Italia gli insediamenti walser sono in Valle d'Aosta (Valle del Lys e Val d'Ayas), nell'alta Valsesia e in Val d'Ossola


Walser nel costume tradizionale

Il prezioso pizzo detto "puncett"


Una rappresentanza al walsertreffen


La mia famiglia è originaria della Valsesia e qualche storico locale riferisce che il mio cognome sia pervenuto da una traduzione dal walser operata con un atto notarile del XVI secolo.
La mia partecipazione alla manifestazione aveva quindi una motivazione che andava oltre la pura curiosità.
Forse un mio antenato avrà soffiato in uno di quei lunghi corni che qui sono raffigurati e che costituivano una delle attrazioni della manifestazione.



Il raduno ha visto una moltitudine di variopinti costumi tradizionali che hanno dato il loro colore a concerti bandistici, canti e balli oltre alla stupenda sfilata conclusiva delle varie rappresentanze di tutte le comunità walser.




Per coloro ai quali interessasse, il prossimo raduno avverrà quest'anno dal 10 al 12 settembre a Triesemberg nel Principato del Liechtenstein.

4 commenti:

alberto ha detto...

io amo soprattutto i walser di Strauss,
e nutro una certa qual diffidenza
sugli atti notarili del XXVI secolo,
sia in Valsesia che altrove
:)
a

Dario Chiarino ha detto...

Anch'io prediligo quelli con la zeta. Grazie per la segnalazione dello strafalcione.

Solimano ha detto...

Il folklore di oggi a volte è trasandatezza furba. Ma non sempre. Oltre all'esempio che ha fatto Dario e che, in modo abbastanza simile, ho visto fra i ladini della Val Gardena, c'è il grande cinema, quello di Kusturica, in "Underground" con le musiche di Goran Bregovic, ma soprattutto in "Gatto nero gatto bianco", meno noto, ma ancor più vivo dal punto di vista folklorico.
Ho potuto visitare non frettolosamente la Bosnia-Erzegovina prima della tragedia jugoslava ed asicuro che non si trattava di trappole per turisti. Prima ancora, a Mosca, il grande folklore reso classico di Igor Moisseiev, e vabbè: per quanto me ne avessero parlato, rimasi sbalordito.

grazie Dario
Primo

ottavio ha detto...

Vedo la foto della tipica casa walser e mi vengono in mente le case (totalmente in legno anche là) di Sappada (Comelico). Anche il Comelico, piccola regione tra Veneto, Friuli ed Austria, è stato popolato, penso durante le peregrinazioni dei "barbari" seguiti alla decadenza dell'impero romano, da genti di etnia germanica, tant'è che fino agli anni '50 si parlava un vecchio dialetto tedesco.
Le case, dicevo, fatte di travi e di assi di legno trattato per resistere alle intemperie, erano funzionali all'attività agricola e di allevamento proseguita per secoli (al piano terra non mancava la stanza per l'essiccazione dello speck) ma nello stesso tempo dotate di una certa eleganza (ho visto delle bellissime camere da letto al piano di sopra).

Giorgio Casera