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giovedì 16 gennaio 2014

ricordi di famiglia: i Foà

di annalisa

Arnoldo e suo fratello Piero erano vecchi amici di Giogio e Piero Colombo, papà e zio di Alberto. Una amicizia allegra che risaliva su per li rami ai loro genitori fino dai tempi in cui erano tutti e quattro, i nonni Foà e i nonni Colombo, giovani sposi a Ferrara.
Dirce e Valentino Foà, Ilda e Alessandro Colombo erano stati vicini di casa e avevano poi mantenuto rapporti per tutta la vita, attraverso trasferimenti e vicissitudini fino a quando i Colombo sono scomparsi tragicamente nella shoah.
In casa Colombo si seguivano con interesse e gioia ma senza eccessi, le glorie di Arnoldo in teatro alla tivvù e al cinema, e i due Pieri si scrivevano e si vedevano appena era possibile. Fra Firenze e Monza la distanza non era così trascurabile come adesso.
A  Firenze infatti abitava Piero Foà, dove i genitori gestivano un negozio di ferramenta in una stradina dietro Piazza Santa Maria Novella. Era uno di quei negozi scuri come antri, pieni di cassettiere di viti e chiodi e di ogni sorta di materiali, con un odore di ferro gomma e ruggine. Somigliava un po' al Ferrario ancora in auge, per fortuna, a Monza.
Io da ragazzina, ancora lontanissima dal matrimonio e dall'emigrazione al nord, avevo l'incarico insieme ad altri giovani ebrei, di raccogliere le offerte per la comunità ebraica, presso le famiglie e i negozianti di una certa zona. Andavo anche dai Foà. La signora era gentile, vestita di nero, alla cassa, lui burbero e, nel mio ricordo, alto magro e con un camice grigio per non sporcarsi i vestiti, mi faceva un po' paura.
Piero Foà, a differenza di di Arnoldo che aveva altro da fare, è sempre stato attivo nella Comunità ebraica fiorentina, era anche amico dei miei genitori e collaborava con la mia mamma Elena in imprese benefiche e attività culturali.
In questi giorni della morte di Arnoldo Foà sono tornati alla mente mia e di Alberto questi ricordi minimi di gente buona e gentile, simile a quella descritta da Primo Levi nel suo racconto Argon del Sistema Periodico.

Le foto le ho prese da Google tranne questa, emersa inopinatamente
 rovistando nel fondo del computer:

1 commento:

ottavio ha detto...

Grande Arnoldo, grande uomo e grande attore. A suo agio in ogni ruolo interpretato nella lunghissima e intensa carriera. Brillante, comico, drammatico in teatro e nei film, come deve essere, appunto, un grande interprete. Non posso fare a meno di ricordare (ricordi di ragazzino)il film Totò Sceicco, dove Arnoldo, in un cast dei migliori attori brillanti italiani dell’epoca (anni ’50), da Totò ad Aroldo Tieri, da Carlo Giuffré a Carlo Croccolo a Raimondo Vianello, Ubaldo Lay, Riccardo Billi, recitava la parte del matto nel regno di Atlantide. E poi l’indimenticabile lettura del Lamento per la morte di Ignazio. A distanza di cinquant’anni ricordo ancora tanti versi della poesia …”Verrà l’autunno con le conchiglie, uva di nebbia e monti aggruppati, ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi, perché tu sei morto per sempre …”. Che voce! Che brivido!