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martedì 3 maggio 2016

Villa Casana a Novedrate

di giorgio casera

Sabato 16 aprile è una giornata sorprendentemente fredda, dopo alcune giornate di piena mite primavera. Ma è la giornata prevista per la visita della Villa Casana ed il suo Parco a Novedrate, e quindi bisogna andare. La proprietà ha concesso al Garden Club di Monza l’intera mattinata per gironzolare in piena libertà intorno alla Villa e per tutto l’ampio Parco. Restano esclusi gli interni della Villa (da molto tempo inutilizzati, par di capire) e gli spazi occupati dal grande moderno edificio (ex Centro di Istruzione IBM), attualmente utilizzato da una “università” che opera in e-learning (ossia formazione a distanza), e dai suoi servizi. Comunque, per quanto grande, ben immerso nell’ampio parco.
Il gruppo dei partecipanti si ritrova nel centro di Novedrate, nella piazza antistante la facciata della villa verso il paese. In un certo senso questo era un ingresso di servizio, attraverso il quale il proprietario o un suo fattore ricevevano i fittavoli per le varie incombenze (un vecchio giardiniere ancora in servizio alla villa negli anni ’70 raccontava che da quella porta entravano i contadini a portare le primizie al barone Casana). Laura, la presidente del Garden Club, ci intrattiene, nell’attesa dei ritardatari e per farci dimenticare il freddo, sulla storia della villa e sulla sua evoluzione architettonica.
Ingresso alla Villa dal paese

La villa nasce nel 1704 come “semplice” abitazione di un ricco borghese, proprietario di terreni della zona, tutti coltivabili e coltivati, possiamo immaginare visto il periodo. Il signor Manni, questo il suo nome, aveva così la possibilità di seguirne da vicino l’attività. La famiglia Manni vi risiede per quasi tutto il ‘700 finchè, dopo una serie di passaggi di proprietà, un patrizio milanese, Giacomo Taverna, nel 1803 l’acquista per farne la sua “villa di delizia”, in posizione ideale, ad una ventina di chilometri da Milano (e altrettanti da Como), in collina, nel verde, clima salubre.
Intanto entriamo nella proprietà dall’ingresso che viene utilizzato da chi ci lavora, e da lì ci dirigiamo, attraverso una stradina bianca verso la villa. Sulla sinistra un ampio prato che, di fronte alla villa, permetteva ai suoi occupanti un’ampia visuale sul parco, sulla destra una successione di piante di rododendri e azalee fiorite. La villa ci appare come un notevole esempio di architettura dell’epoca, specie il corpo centrale, mentre i due corpi laterali sono quasi completamente nascosti dai rampicanti.
La Villa dalla stradina d'ingresso
(Sono arrivato a Novedrate la prima volta nell’inverno del 1974 per frequentare un corso aziendale. Non ero di particolare buon umore: l’azienda aveva da poco aperto il nuovo centro di istruzione là abbandonando il vecchio che era ubicato a Rivoltella del Garda, altra atmosfera, altri riferimenti conosciuti nel corso degli anni, rispetto a questa nuova località umida e nebbiosa come la stagione prevede in Alta Brianza. Tant’è, il corso finì e ritornai volentieri a casa, ma poi ebbi altre occasioni di tornare a Novedrate, anche per lunghi periodi e in altre stagioni ed ebbi così modo di ricredermi.)
Il Taverna aveva portato significative modifiche: nuove costruzioni di servizio, scuderie, fienili, abitazioni per il personale, dietro la villa (rispetto al parco) e, di fronte alla villa, un giardino all’italiana. In più, una consistente area di terreno prospiciente la villa, al di là del giardino italiano, viene destinata a parco.

Faccio in tempo a provare un certo disagio confrontando lo stato attuale della villa con quella che avevo lasciato 18 anni fa, l’ultima volta che l’avevo vista, ma subito dopo vengo colpito, e così tutti i visitatori dalla vista di un glicine incredibile che copre interamente tutte le scuderie, Inevitabile fermarsi ad ammirare lo spettacolo e scattare diecine di fotografie.
Il glicine sulle scuderie
70 anni dopo la proprietà viene acquistata dai marchesi Isimbardi. Costoro promuovono la ristrutturazione della villa che acquista così l’aspetto attuale e trasformano il giardino all’italiana in giardino inglese, seguendo la moda del tempo.
Dopo un tempo adeguato trascorso ad osservare i particolari degli edifici intorno alla villa ci portiamo su una stradina che attraversa in modo tortuoso il parco dapprima affiancando i prati della parte alta della proprietà e poi scendendo gradatamente lungo il crinale di una piccola valle “munita” di torrente (il Serenza), al momento pressoché asciutto, e in questa passeggiata i partecipanti del Garden Club si sbizzarriscono ad identificare fiori, arbusti ed alberi di alto fusto. Si parla di olmi, betulle, robinie, tigli, frassini, querce rosse, pioppi, aceri, carpini e tanti altri. I non esperti in botanica, come me, osservano ed ascoltano ammirati.
Dalla Villa verso il bosco
(Le stradine del parco costituivano i percorsi delle nostre passeggiate pomeridiane e serali, inimitabili momenti di relax dallo studio e dal lavoro. Oppure erano sede di manifestazioni sportive che la direzione del centro organizzava per il passatempo degli ospiti.)
Ad un certo punto del percorso incrociamo, contornato da una boschetto di splendidi alti faggi, una cappella in stile ‘800. Fu fatta costruire dagli Isimbardi (e poi utilizzata anche dal successivo proprietario) per essere utilizzata come cappella gentilizia di famiglia. (Nel periodo in cui ho frequentato il centro erano ancora visibili dall’esterno, attraverso le vetrate della porta, i sarcofaghi con i nomi dei defunti).
Siamo ormai in un vero e proprio bosco, dove dominano le conifere, abeti, tassi ecc., ma si trovano anche qua e là faggi, cedri, magnolie giganti, biancospini, tuie giganti. (è l’ambiente dove si tenevano i “corsi di sopravvivenza” per manager, caratterizzati da prove diciamo sportive di un certo impegno, corsi che erano di moda negli anni 90 del secolo scorso).
L’ambiente, per quanto ricordavo, si è notevolmente rinselvatichito, la crescita indisturbata del sottobosco ha cancellato vecchi sentieri e tutto l’insieme mi dà un’impressione di disordine. Ma per le signore del Garden la cosa non è negativa, la natura ha anche bisogno di periodi di spontaneità, c’è sempre tempo di riportare ordine ed armonia. Mah, speriamo…
L’ultimo proprietario, prima dei nostri tempi, è il barone Casana, che acquista la proprietà nella prima metà del ‘900, e darà il nome “definitivo” alla villa. Il barone cederà intorno al 1970 l’intera proprietà alla IBM che intende farne il Centro di istruzione per i suoi dipendenti e per i dirigenti dei suoi clienti. A questo scopo costruisce un moderno edificio in un angolo del parco, edificio dotato di aule per l’attività didattica, di albergo e di ristorante per gli “studenti”, di strutture sportive. Il parco viene mantenuto in perfetto ordine da un giardiniere che lavora a tempo pieno e la villa “rimessa in ordine” per poter ospitare “cerimonie” e pranzi di rappresentanza e piccoli uffici per gli istruttori. Il barone Casana si trasferisce sul lago di Como acquistando una villa adeguata al suo rango, che si godrà ahimè per poco tempo perché morirà pochi anni più tardi.
Superato un ponticello sopra il torrente (in secca) giungiamo fino ad un altro ingresso della proprietà che dà sulla provinciale, strada che qualche chilometro più avanti, ad ovest, sbocca sulla Comasina. L’ingresso è presidiato da una casa per il custode e costituiva l’entrata per le carrozze dei proprietari e degli ospiti provenienti da Milano o da Como e dintorni. Le carrozze, percorrendo a ritroso il nostro itinerario arrivavano all’ingresso principale della villa dopo aver attraversato il parco e il giardino italiano o inglese secondo il periodo.
Villa Casana ai bei tempi
Note (malinconiche) finali. L’IBM ha venduto la proprietà nei primi anni 2000, quando l’andamento del business sconsigliava il mantenimento di immobili in proprietà (con i relativi costi). Io avevo già lasciato l’azienda e quindi non conoscevo i particolari della vendita. Vengo a sapere nel corso della visita che il nuovo proprietario è un immobiliarista di Cantù, il quale cerca di far rendere la proprietà senza spendere troppi soldi. Per cui ha trovato un affittuario nell’”università” telematica che utilizza l’edificio del centro IBM e nel frattempo lascia ai loro destini villa e parco. Peccato!

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