Buon giorno a tutti.
Questo blog era fermo da qualche anno.
Vorremmo ridargli vita dandogli una funzione
un po' diversa, quella di BACHECA,
dove chiunque tra i nostri soci e amici
possa postare direttamente considerazioni,
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venerdì 24 aprile 2020

L'altra faccia di Novaluna






ALTRI LINK INTERESSANTI
 https://www.youtube.com/watch?v=sRRhvwkV7L0



ALCUNE RISPOSTE E SEGNALAZIONI:


Carissima
.........................
qui di seguito l'articolo di Agamben che mi piacque molto
Un abbraccio
Giovanna Canzi 13.04.2020


Riflessioni sulla peste
Le riflessioni che seguono non riguardano l’epidemia, ma ciò che possiamo capire dalle reazioni degli uomini ad essa. Si tratta, cioè, di riflettere sulla facilità con cui un’intera società ha accettato di sentirsi appestata, di isolarsi in casa e di sospendere le sue normali condizioni di vita, i suoi rapporti di lavoro, di amicizia, di amore e perfino le sue convinzioni religiose e politiche. Perché non ci sono state, come pure era possibile immaginare e come di solito avviene in questi casi, proteste e opposizioni? L’ipotesi che vorrei suggerire è che in qualche modo, sia pure inconsapevolmente, la peste c’era già, che, evidentemente, le condizioni di vita della gente erano diventate tali, che è bastato un segno improvviso perché esse apparissero per quello che erano – cioè intollerabili, come una peste appunto. E questo, in un certo senso, è il solo dato positivo che si possa trarre dalla situazione presente: è possibile che, più tardi, la gente cominci a chiedersi se il modo in cui viveva era giusto.
E ciò su cui occorre non meno riflettere è il bisogno di religione che la situazione fa apparire. Ne è indizio, nel discorso martellante dei media, la terminologia presa in prestito dal vocabolario escatologico che, per descrivere il fenomeno, ricorre ossessivamente, soprattutto sulla stampa americana, alla parola «apocalisse» e evoca, spesso esplicitamente, la fine del mondo. È come se il bisogno religioso, che la Chiesa non è più in grado di soddisfare, cercasse a tastoni un altro luogo in cui consistere e lo trovasse in quella che è ormai di fatto diventata la religione del nostro tempo: la scienza. Questa, come ogni religione, può produrre superstizione e paura o, comunque, essere usata per diffonderle. Mai come oggi si è assistito allo spettacolo, tipico delle religioni nei momenti di crisi, di pareri e prescrizioni diversi e contraddittori, che vanno dalla posizione eretica minoritaria (pure rappresentata da scienziati prestigiosi) di chi nega la gravità del fenomeno al discorso ortodosso dominante che l’afferma e, tuttavia, diverge spesso radicalmente quanto alle modalità di affrontarlo. E, come sempre in questi casi, alcuni esperti o sedicenti tali riescono ad assicurarsi il favore del monarca, che, come ai tempi delle dispute religiose che dividevano la cristianità, prende partito secondo i propri interessi per una corrente o per l’altra e impone le sue misure.
Un’altra cosa che dà da pensare è l’evidente crollo di ogni convinzione e fede comune. Si direbbe che gli uomini non credono più a nulla – tranne che alla nuda esistenza biologica che occorre a qualunque costo salvare. Ma sulla paura di perdere la vita si può fondare solo una tirannia, solo il mostruoso Leviatano con la sua spada sguainata.
Per questo – una volta che l’emergenza, la peste, sarà dichiarata finita, se lo sarà – non credo che, almeno per chi ha conservato un minimo di lucidità, sarà possibile tornare a vivere come prima. E questa è forse oggi la cosa più disperante – anche se, com’è stato detto, «solo per chi non ha più speranza è stata data la speranza».

27 marzo 2020
Giorgio Agamben


Grazie Annalisa, ho divorato il testo di Rumiz...
dopo una videochat di 2 ore e mezza con studenti e colleghi, di sabato pomeriggio
Nemmeno quando frequentavamo scuoa eravamo così continuamente "connessi"
Che dire se non che Rumiz ha tutte le ragioni di un saggio?
Un abbraccio, a te e a tutti
Ros


Grazie Annalisa, anch'io ho molto apprezzato l'articolo di Rumiz.
A presto, ciao
Loretta


Grazie, signora Annalisa.
Rumiz è un grande maestro.
Qui c'è qualcosa che avevo scritto su di lui e sul “Ciclope”: 
Un caro saluto,
Pasquale Barbella


Cari amici,
In occasione dei 500 anni di Raffaello 
L’altra faccia di Novaluna  oggi consiglia la lettura del racconto La Madonna Sistina di Vasilij Grossman, pubblicato in Italia da Adelphi nella raccolta “Il bene sia con voi”.
Un’ immersione profonda nel significato dell'arte e della funzione consolatoria di una bellezza non effimera.
Ri pensiamoci, insieme!
Annalisa

Premessa
É cambiato tutto, si dice, nulla sarà come prima, ed il come prima risale a c.a 15 giorni or sono.
Il picco del Coronavirus non c’è stato, non si sa quando ci sarà, e forse il tempo che trascorrerà indurrà altri cambiamenti che ora non sappiamo probabilmente neanche immaginare.
Le cosiderazioni che seguono non possono essere pertanto che una prima bozza confusa, da mettere a punto successivamente e gradualmente.

Che cosa è cambiato?
Riportando non tanto pareri personali quanto il sentire comune riportato dai media (in Italia e non solo, e sia pure con notevoli eccezioni):

  • viene riconosciuta ed apprezzata la competenza
  • il linguaggio usato da rappresentanti delle istituzioni, dei corpi intermedi, dei partiti è più concreto e pacato, riflessivo e meno improvvisato, le polemiche hanno lasciato il posto alla ricerca di una condivisione (almeno nella maggioranza dei casi)
  • le tasse vanno pagate; i servizi pubblici erogati con il provento delle tasse sono indispensabili
  • il ricorso alla strumentazione informatica viene visto non più come il lusso, o l’elemento distintivo di chi (singole persone, organizzazioni statali, aziende etc) se lo può permettere ma una esigenza prioritaria che coinvolge tutte le attività umane: il lavoro, la salute, il welfare, la cultura, le attività individuali e sociali
  • nessuno stato può pensare ad uno sviluppo economico e sociale senza una fittisima rete di scambi commerciali, industriali, finanziari, culturali, brevettuali
  • l’inquinamento atmosferico si può combattere molto efficacemente (si veda l’esempio del cielo della Lombardia e di Wuhan dopo l’arresto del traffico)

    sicuramente vi sono altri cambiamenti significativi


Come è cambiato ?


Di fatto già si sapeva che i cambiamenti sopra evidenziati sono necessari; quello che è cambiata è la consapevolezza, o meglio la sensazione di una consapevolezza diffusa ed interiorizzata, così come appunto riportano i media.
Durerà questa consapevolezza? In particolare in Italia? Davvero in pochissime settimane il piccolo Salvini che sciaguratamente alberga in ciascuno di noi è stato esorcizzato? E se si, in maniera duratura? E ne conseguirà una serie di riforme e di comportamenti virtuosi?



Che fare alla ripresa (od in preparazione alla ripresa)


Premesso che la ripresa è lontana, perché la ripresa delle normali attività avverrà dopo un intervallo picco-ripresa considerevolmente più lungo dell’intervallo inizio infezione-picco, mi sembra evidente che l’obiettivo da perseguire sia la coltivazione ed il mantenimento della consapevolezza citata precedentemente. Con quali azioni? Confesso di non avere una risposta, ma penso comunque che una risposta concreta sarà definibile solo più avanti, quando misureremo i danni, ancora sconosciuti, che l’ulteriore sviluppo del virus provocherà.

Claudio Scarduelli 20 marzo 2020



Grazie, Annalisa. E' veramente un bell'articolo, che mi ha fatto riflettere a lungo. 
L'ho pure girato ad altri amici miei, fuori dal giro Novaluna.
Salutami Alberto.
Toti


Lo avevo letto e condiviso. 
Rimarranno solo riflessioni legate alla attuale cattività o ne terremo conto? 
Abbraccio ringraziandovi
Livia Porta


Un abbraccio a tutti gli amici in zona rossa!
Qui stiamo leggermente meglio, perché i numeri del Covid sono migliori dei vostri per il momento e perché possiamo lavorare in giardino oltre che stare in casa.

Ci vedremo alla prossima gita (saremmo venuti alla gita a Lucca del garden).

Massimo e Anna


Buongiorno,
interessante l’elenco dei libri e dei film.
Però io preferisco leggere libri che non parlino di epidemie,
adesso suggerisco libri come “Il treno dei bambini” di Viola Ardone
oppure “Marta nella corrente” di Elena Rausa.

Voglio proporre una piccola cosa, tutti noi siamo un po’ … poeti,
chi non ha mai provato a scrivere due righe ?
Allora, ora che abbiamo tempo, perché non provare a scrivere
qualche poesia e, naturalmente, scambiarcele tramite Novaluna.
Senza pretese di capolavori ma solo per farci compagnia a distanza di sicurezza.
Che ne dite ?

Un saluto a tutti con la speranza ed il desiderio che questa angoscia finisca presto.

Sandro Croccolo



Alla lista dei libri aggiungerei " IL SUPERSTITE " di Carlo Cassola! Ciao a entrambi e restiamo fiduciosi del nostro futuro!
Vincenzo Pirola




Libri su virus, epidemie e fine del mondo




Cecità – Saramago

La strada – McCarthy

L’ombra dello scorpione – Stephen King

Addio Babilonia – Pat Frank

L’Ultima spiaggia – Nevil Shute

Io sono leggenda – Richard Matheson

L’anno del contagio – Connie Willis

Il quarto cavaliere – Alan Nourse

Il grande contagio – Charles Eric Maine

La maschera della morte rossa – Poe

I promessi sposi – Manzoni

La maledizione della croce sulle labbra – Danilo Arona e Edoardo Rosati

La palude dei fuochi erranti – Eraldo Baldini

Nemesi – Philip Roth

La peste di Londra – Daniel Defoe

L’ultimo uomo – Mary Shelley

La peste scarlatta – Jack London

La malattia che viaggia - dalla peste all'ebola, storia e attualità delle epidemie, mostra a Venezia





Film

Contagion

28 giorni dopo

L’esercito delle 12 scimmie

L’ombra dello scorpione

The road

Andromeda

L’ultimo uomo sulla Terra




Serie TV (per riderci su)

Last man on Earth




Cara Annalisa, grazie per esserci. 
Avevo già letto l'articolo di Rumiz, ma di sfuggita. 
Da quando per necessità siamo abbonati a Repubblica on line 
 la lettura per me è meno piacevole, non sento il frusciare dei fogli.
La rilettura è stata più accurata e significativa.
Vorrei mandarti qualche mia riflessione su questo periodo incredibile ma non ci riesco. 
Non vivo, sopravvivo. 
La cosa più importante sembra potersi procurare il cibo necessario 
senza dover uscire di casa, e non è facile. 
 Leggo, ascolto le notizie dolorose che arrivano da tutto il mondo, 
faccio il mio giochino al computer che tu disapprovi, 
ma sempre come se ad agire fosse un'altra. 
Non è stare in casa che mi avvilisce, uscivo così poco anche prima, 
ma è il sentirmi all'improvviso non più autosufficiente. 
E mi pesa come piombo non poter più vedere figli e soprattutto nipoti. 
Mi sento inerte, e aspetto.
Aspetto il dopo virus, e il dopo mi fa paura .
Ti saluto caramente e ancora grazie per l'interesse affettuoso 
che dimostri per tutti noi che amiamo Novaluna
Donatella Carassiti Scarduelli


Grazie per i suggerimenti!

Gli incontri sono sempre fonte di crescita

Il nostro incontro al Parco rientra in questi piccoli eventi che arricchiscono

Buona giornata a voi

Buon proseguimento, giorno per giorno, guardando, da casa, la primavera che avanza

Serafina

Grazie ma e qualche libro giallo o altro più leggero in questo pesante
momento? Aspetto consigli. Abbracci

Luisa

Mille grazie, Annalisa.

Un'idea utile  e preziosa.

Un abbraccio

Cristina Villa

Grazie dei suggerimenti e del messaggio positivo
Iliana



"Il silenzio è più silenzio del più vasto silenzio. E' assordante. Gli edifici si stagliano in un grigiore che non ha confini. Non è il grigio della nebbia di Amarcord, è un grigio più interno,impalpabile, ma presente dappertutto. Qui oggi anche il sole si è nascosto per rispettare il decreto ministeriale e difendersi dal coronavirus. Ieri facevo una passeggiata con un sole radioso, un cielo lavato e le forsizie che stanno  esplodendo, gialle, in ogni giardino. Piazze più deserte che a ferragosto, deserti i giardini, persino il grande Parco di Monza in quarantena. Oggi nella piazza del mercato nessuno grida "broccoletti" o "carciofi romani" e non c'è odore di patatine fritte. E' come se la città si fosse svegliata asettica, come un enorme ospedale. Mi mancano i suoni, gli odori, che inevitabilmente fuggono dai negozi e si diffondono abitualmente nell'aria. In questo momento avrei dovuto essere su un aereo verso un paese caldo e tranquillo e invece sono qui in una città fantasma".

Questo è il mio contributo, Roberta Bedosti



Grazie delle proposte di lettura e di visione

Il problema è il dopo!

Giacomo

Carissima Annalisa,
Grazie.
E’ fuori dubbio che hai una (ma una sola?) marcia in più
Un abbraccio purificato dall’etere telematico
Annamaria e Marcello

Alla bella lista di testi sulle epidemie   aggiungerei volentieri:



Tucidide, La guerra del Peloponneso, le pagine sulla Peste di Atene

Boccaccio, Decamerone (la descrizione della peste a Firenze, anche dal punto di vista sociale, è notevolissima)

Fusinato, Bandiera bianca - l’ultima ora di Venezia

 Camus  - La peste



Donata Boccardi



Grazie Annalisa! Siete favolosi.
Come state?
Un caro saluto a voi da tutti noi.

Angela, Marco, Lorenzo e Susanna


Grazie,
sono Lucia, io ho un pochino di febbre e tosse, ma per il resto va bene.
Per il mio bene non leggerò libri su questo tema. Ma ti faccio i complimenti per
La preparazione e la cultura di tua nipote. Un cordiale saluto con affetto Lucia
Ps. Mi sto istruendo, cosa utilissima forse no, ma interessantissima sul mito di Medea nelle opere vascolare greche.
Ciao baci lucia


Grazie Annalisa e salutoni a te e a Alberto
Edoardo

Cara Annalisa,
Grazie a te e alla tua nipote per gli interessanti suggerimenti di lettura. Leggerò o rileggerò con uno spirito diverso libri e films.
Auguri a tutti .
Massimo

Carissima Annalisa, il mio ultimo libro di prose creative e di poesie  Polveri Squame Piume è uscito a febbraio. Come d’accordo ( ci siamo incontrate a gennaio dietro il duomo) , dovrei inviartelo , ma rimando l’evento perché non mi sento di recarmi in posta. Come posso fartelo avere? Abito in via Italia 28 dove c’è attiva una portineria  mattino e pomeriggio. Se disponi di qualcuno giovane e baldo da inviare , te ne offro volentieri una copia con dedica. Altrimenti, verranno giorni migliori, tutti lo speriamo. Un saluto affettuoso da Marica Larocchi.  Puoi sempre telefonarmi per decisioni al 3387534256 oppure al fisso 039 360226

Marica Larocchi


Cara  Annalisa ,
e grazie a Novaluna!
In febbraio abbiamo passato due ore divertenti (nel miglior senso della parola) a L’ora di matematica. Continuate!
Inserirei, dove possibile qualche lettura di pagine, intelligenti e spiritose: 
Gadda sul Teatro Lirico, per esempio, Aldo Buzzi di L’uovo alla kok sulla cucina ecc.
Inserire, o farne argomento principale, di riesame di parole che sembrano sinonimi, es.: Speranza / Fiducia.
In materia di educazione religiosa: es.: L’esortazione di Gesù (Lc 6, 29 ) 
“A chi ti percuote sulla guancia, porgi una guancia altra” Ravasi dice 
“opponi un modo diverso di vedere e di agire ecc. ecc.
In materia di economia: mi è tornato in mente come si concluse il confronto sulla Decrescita felice; 
forse vale la pena di tornare sull’argomento.
Grazie ancora.
Anna Luisa Deandrea 

Ciao Annalisa,
ci sono due libri presenti nel mio elenco infinito di libri da leggere che vorrei segnalare, 
li ho individuati in passato ma in questo momento potrebbero essere visti con interesse 
per guardare al difficile momento che il mondo sta vivendo.
Entrambi i libri sono stati tradotti in italiano dalla stessa persona cioè Luigi Civalleri.

Il primo è uscito in Italia per Einaudi nel 1998 ma la mia è una edizione del 2014 con il titolo 
"Armi, acciaio e malattie", lo sto leggendo dallo scorso novembre molto lentamente 
perché per me non è un libro facile ma è molto interessante, il libro è questo

Il secondo libro è uscito per Adelphi nel 2017 con il titolo "Spillover" 
e questo non l'ho ancora comprato, racconta dei cacciatori di virus, il libro è questo

Forse non è il momento migliore per parlare di questi libri e forse sono in pochi ad esserne interessati però penso siano libri che ci possono aiutare a capire e a guardare alla Terra, al Mondo e alla nostra specie con occhi diversi.

Cari saluti
Loretta
 LE DUE LETTERE PRESIDENZIALI INIZIALI
Annalisa 28.03.2020

Carissimi, 

sono giorni che, in questo clima sospeso, rimuginavo idee, riflessioni, pensieri, 
che mi sarebbe piaciuto condividere con voi. 

Mi apprestavo a questo compito con molte titubanze, quando ieri ho letto su Repubblica 
l'articolo di Paolo Rumiz I miei nipotini amati su Skype.

L'articolo che vi allego, rispecchia moltissimo di quello che penso 
e lo scrive con una capacità che mi sarebbe impossibile raggiungere. 

In particolare quello che ha scritto e appeso su un cartello alla porta, è folgorante. 

Perciò ve lo propongo, come contributo alla preparazione del futuro. 

Molti di voi ricorderanno la bellissima serata 
sulla Prima Guerra Mondiale al Binario7 con Rumiz. 

Se avete tempo riguardate sul sito di Novaluna 
il nostro lavoro di 25 anni (anniversario che ancora non abbiamo  potuto festeggiare). 

Ci arrivano segnalazioni interessanti e stiamo pensando a come farle circolare.

State bene, se potete, e continuate a mandarci i vostri pensieri 
che apprezzo e raccolgo e di cui vi ringrazio. 


Con affetto 

Annalisa
Annalisa 06.03.2020
Carissimi, nei giorni scorsi, giorni di disdette, chiusure,
e preoccupanti allarmi sanitari, ho pensato a come è improvvisamente cambiata
fra tante altre cose più importanti anche la ragione d'essere di un'associazione come Novaluna. 

I nostri incontri recenti hanno avuto per titolo Ripensiamoci.

Forse è stato un preavviso di qualcosa che stava arrivando
e che non era previsto da quasi nessuno.
Ho avuto una telefonata amica che mi ha detto: Mi manca Novaluna,
e altre persone ho incontrato che esprimevano
la necessità di contatti umani e di ripensamenti collettivi.
Adesso come adesso non possiamo fare molto, date le restrizioni decretate,
possiamo però pensare a come riprendere le nostre attività quando ciò sarà possibile,
e a quali temi, argomenti, e attività proporre per il futuro prossimo. 

Per questo chiedo a ciascuno di voi, soci e amici, di mandarmi (annalisagbc@gmail.com)
un pensiero, un'idea, che possa orientarci e aiutarci a capire. 

Chiamiamolo l'altra faccia di Novaluna.
Possiamo raccogliere quello che ci manderete
e parlarne insieme appena sarà possibile rivederci senza pericoli. 

Dovremo convocare l'assemblea e rinnovare il direttivo quando si potrà.
Un saluto affettuoso 

Annalisa

mercoledì 22 aprile 2020

Marco Polo e gli Hobbit dell'isola di Giava

di giorgio casera

Nell’inverno del 2013 ebbi occasione di ascoltare a Monza Telmo Pievani, filosofo della scienza, nell’ambito di un ciclo di conferenze organizzate dal CCR. Pievani era stato impegnato nei mesi precedenti nell’organizzazione della mostra “Homo sapiens – la grande storia della diversità umana”, insieme al genetista Luca Cavalli Sforza, mostra nella quale si illustrava come i primi ominidi, partendo dall’Etiopia e attraverso diverse evoluzioni genetiche, fossero riusciti a popolare l’intero pianeta, adattandosi alle varie condizioni climatiche e al tipo di risorse disponibili per la sopravvivenza nei territori di stanziamento.

Mi aveva incuriosito in particolare una sua affermazione riguardo una recente (2003) scoperta dei resti di piccoli ominidi (un nuovo esponente estinto della specie umana, forse non ancora allo stadio sapiens) vissuti circa fino a 10.000 anni fa, in una piccola isola dell’Indonesia, Flores, non lontana da Giava. L’”omino”, per la scienza “Homo Floresiensis”, fu definito anche l’Hobbit dell’isola di Giava, perché era altro circa un metro.

Homo Floresiensis

(Le leggende locali narrano di una misteriosa razza umana di piccole creature che sarebbe stata avvistata proprio sull’isola di Flores, gli Ebu gogo. La popolazione indonesiana dei Nage (attuale popolazione indigena di Flores) descrive gli Ebu gogo come minuscoli esseri dal corpo peloso, abili camminatori dal naso piatto e la larga bocca, donne dal seno pendulo. Gli Ebu gogo avrebbero parlato un linguaggio proprio, incomprensibile, simile a un mormorio indistinto, e talvolta ripetuto le frasi dette dai Nage come giocosi pappagalli. Sorprendentemente i Nage sono convinti che i piccoli abitanti di Flores abbiano popolato l’isola sino all’arrivo dei portoghesi, vale a dire al 1600, anzi alcuni superstiti di questa razza fiabesca sarebbero stati avvistati anche durante il secolo scorso. Da: Il piccolo uomo del grande oceano. Storia… Controstoria)

Qualche anno più tardi, durante una visita al mercatino dell’usato di Via Bergamo, la domenica mattina, trovai ed acquistai in una bancarella di libri Il Milione di Marco Polo, nell’edizione Einaudi per la Scuola. Lo avevo già letto da ragazzo, ma lo rilessi volentieri. E ci trovai un riferimento che mi fece ricordare la conferenza di Pievani.
Come si sa Marco, verso la fine del 1200 aveva accompagnato il padre e lo zio, esperti nel commercio tra Venezia e i paesi orientali, in un viaggio in Cina, dove erano attesi dal Gran Can. Questi, il Gran Can Cubilai, aveva incaricato i due fratelli Polo di chiedere al Papa Gregorio X l’invio di Missionari in Cina per educare i Tartari, suoi sudditi, ancora terribilmente barbari. Malgrado la risposta sostanzialmente negativa portata dai Polo, Cubilai li accolse amichevolmente e li prese volentieri tutti al suo servizio. Di Marco Cubilai apprezzò l’intelligenza e le capacità e cominciò quindi ad affidargli incarichi di responsabilità, diplomatici e amministrativi. Per svolgere tali incarichi Marco dovette visitare paesi anche assai distanti…
Marco Polo

In uno di questi viaggi, Marco partì da un porto della Cina meridionale, di fronte a Formosa, raggiunse e visitò dapprima le coste dell’attuale Vietnam, in seguito si diresse a sud toccando il Borneo (che lui chiama Grande Java), e poi Sumatra (chiamata piccola Java). In ognuno di questi luoghi si ferma abbastanza per registrare usi e costumi e religione degli abitanti, e le principali risorse dei territori.

Indonesia

E’ nella descrizione della “piccola Java” che ho trovato questi particolari intriganti (considerate che l’isola di Flores è abbastanza vicina a Sumatra):
“In questa isola ci sono numerose scimmie e di diverse specie; ci sono falconi neri adatti all’uccellagione. Voglio farvi sapere che quegli omiciattoli che qualcuno dice di portare dall’India sono un falso, perché li chiamano uomini, invece li fanno in quest’isola e vi dirò come. Qui ci sono molte scimmie piccole con la faccia assai simile a quella umana. Tolgono i peli a queste scimmie, tranne la barba e il pettignone (il pube, ndr), poi le lasciano seccare e le mettono in una forma e le preparano con zafferano e altre cose in modo tale che paiono proprio uomini. Quello che dicono è quindi una gran bugia, perché omiciattoli piccoli così non se ne sono mai visti.” (La sottolineatura è mia)

Vuoi vedere che Marco Polo aveva incontrato senza saperlo gli Hobbit dell’isola di Java?

martedì 3 maggio 2016

Villa Casana a Novedrate

di giorgio casera

Sabato 16 aprile è una giornata sorprendentemente fredda, dopo alcune giornate di piena mite primavera. Ma è la giornata prevista per la visita della Villa Casana ed il suo Parco a Novedrate, e quindi bisogna andare. La proprietà ha concesso al Garden Club di Monza l’intera mattinata per gironzolare in piena libertà intorno alla Villa e per tutto l’ampio Parco. Restano esclusi gli interni della Villa (da molto tempo inutilizzati, par di capire) e gli spazi occupati dal grande moderno edificio (ex Centro di Istruzione IBM), attualmente utilizzato da una “università” che opera in e-learning (ossia formazione a distanza), e dai suoi servizi. Comunque, per quanto grande, ben immerso nell’ampio parco.
Il gruppo dei partecipanti si ritrova nel centro di Novedrate, nella piazza antistante la facciata della villa verso il paese. In un certo senso questo era un ingresso di servizio, attraverso il quale il proprietario o un suo fattore ricevevano i fittavoli per le varie incombenze (un vecchio giardiniere ancora in servizio alla villa negli anni ’70 raccontava che da quella porta entravano i contadini a portare le primizie al barone Casana). Laura, la presidente del Garden Club, ci intrattiene, nell’attesa dei ritardatari e per farci dimenticare il freddo, sulla storia della villa e sulla sua evoluzione architettonica.
Ingresso alla Villa dal paese

La villa nasce nel 1704 come “semplice” abitazione di un ricco borghese, proprietario di terreni della zona, tutti coltivabili e coltivati, possiamo immaginare visto il periodo. Il signor Manni, questo il suo nome, aveva così la possibilità di seguirne da vicino l’attività. La famiglia Manni vi risiede per quasi tutto il ‘700 finchè, dopo una serie di passaggi di proprietà, un patrizio milanese, Giacomo Taverna, nel 1803 l’acquista per farne la sua “villa di delizia”, in posizione ideale, ad una ventina di chilometri da Milano (e altrettanti da Como), in collina, nel verde, clima salubre.
Intanto entriamo nella proprietà dall’ingresso che viene utilizzato da chi ci lavora, e da lì ci dirigiamo, attraverso una stradina bianca verso la villa. Sulla sinistra un ampio prato che, di fronte alla villa, permetteva ai suoi occupanti un’ampia visuale sul parco, sulla destra una successione di piante di rododendri e azalee fiorite. La villa ci appare come un notevole esempio di architettura dell’epoca, specie il corpo centrale, mentre i due corpi laterali sono quasi completamente nascosti dai rampicanti.
La Villa dalla stradina d'ingresso
(Sono arrivato a Novedrate la prima volta nell’inverno del 1974 per frequentare un corso aziendale. Non ero di particolare buon umore: l’azienda aveva da poco aperto il nuovo centro di istruzione là abbandonando il vecchio che era ubicato a Rivoltella del Garda, altra atmosfera, altri riferimenti conosciuti nel corso degli anni, rispetto a questa nuova località umida e nebbiosa come la stagione prevede in Alta Brianza. Tant’è, il corso finì e ritornai volentieri a casa, ma poi ebbi altre occasioni di tornare a Novedrate, anche per lunghi periodi e in altre stagioni ed ebbi così modo di ricredermi.)
Il Taverna aveva portato significative modifiche: nuove costruzioni di servizio, scuderie, fienili, abitazioni per il personale, dietro la villa (rispetto al parco) e, di fronte alla villa, un giardino all’italiana. In più, una consistente area di terreno prospiciente la villa, al di là del giardino italiano, viene destinata a parco.

Faccio in tempo a provare un certo disagio confrontando lo stato attuale della villa con quella che avevo lasciato 18 anni fa, l’ultima volta che l’avevo vista, ma subito dopo vengo colpito, e così tutti i visitatori dalla vista di un glicine incredibile che copre interamente tutte le scuderie, Inevitabile fermarsi ad ammirare lo spettacolo e scattare diecine di fotografie.
Il glicine sulle scuderie
70 anni dopo la proprietà viene acquistata dai marchesi Isimbardi. Costoro promuovono la ristrutturazione della villa che acquista così l’aspetto attuale e trasformano il giardino all’italiana in giardino inglese, seguendo la moda del tempo.
Dopo un tempo adeguato trascorso ad osservare i particolari degli edifici intorno alla villa ci portiamo su una stradina che attraversa in modo tortuoso il parco dapprima affiancando i prati della parte alta della proprietà e poi scendendo gradatamente lungo il crinale di una piccola valle “munita” di torrente (il Serenza), al momento pressoché asciutto, e in questa passeggiata i partecipanti del Garden Club si sbizzarriscono ad identificare fiori, arbusti ed alberi di alto fusto. Si parla di olmi, betulle, robinie, tigli, frassini, querce rosse, pioppi, aceri, carpini e tanti altri. I non esperti in botanica, come me, osservano ed ascoltano ammirati.
Dalla Villa verso il bosco
(Le stradine del parco costituivano i percorsi delle nostre passeggiate pomeridiane e serali, inimitabili momenti di relax dallo studio e dal lavoro. Oppure erano sede di manifestazioni sportive che la direzione del centro organizzava per il passatempo degli ospiti.)
Ad un certo punto del percorso incrociamo, contornato da una boschetto di splendidi alti faggi, una cappella in stile ‘800. Fu fatta costruire dagli Isimbardi (e poi utilizzata anche dal successivo proprietario) per essere utilizzata come cappella gentilizia di famiglia. (Nel periodo in cui ho frequentato il centro erano ancora visibili dall’esterno, attraverso le vetrate della porta, i sarcofaghi con i nomi dei defunti).
Siamo ormai in un vero e proprio bosco, dove dominano le conifere, abeti, tassi ecc., ma si trovano anche qua e là faggi, cedri, magnolie giganti, biancospini, tuie giganti. (è l’ambiente dove si tenevano i “corsi di sopravvivenza” per manager, caratterizzati da prove diciamo sportive di un certo impegno, corsi che erano di moda negli anni 90 del secolo scorso).
L’ambiente, per quanto ricordavo, si è notevolmente rinselvatichito, la crescita indisturbata del sottobosco ha cancellato vecchi sentieri e tutto l’insieme mi dà un’impressione di disordine. Ma per le signore del Garden la cosa non è negativa, la natura ha anche bisogno di periodi di spontaneità, c’è sempre tempo di riportare ordine ed armonia. Mah, speriamo…
L’ultimo proprietario, prima dei nostri tempi, è il barone Casana, che acquista la proprietà nella prima metà del ‘900, e darà il nome “definitivo” alla villa. Il barone cederà intorno al 1970 l’intera proprietà alla IBM che intende farne il Centro di istruzione per i suoi dipendenti e per i dirigenti dei suoi clienti. A questo scopo costruisce un moderno edificio in un angolo del parco, edificio dotato di aule per l’attività didattica, di albergo e di ristorante per gli “studenti”, di strutture sportive. Il parco viene mantenuto in perfetto ordine da un giardiniere che lavora a tempo pieno e la villa “rimessa in ordine” per poter ospitare “cerimonie” e pranzi di rappresentanza e piccoli uffici per gli istruttori. Il barone Casana si trasferisce sul lago di Como acquistando una villa adeguata al suo rango, che si godrà ahimè per poco tempo perché morirà pochi anni più tardi.
Superato un ponticello sopra il torrente (in secca) giungiamo fino ad un altro ingresso della proprietà che dà sulla provinciale, strada che qualche chilometro più avanti, ad ovest, sbocca sulla Comasina. L’ingresso è presidiato da una casa per il custode e costituiva l’entrata per le carrozze dei proprietari e degli ospiti provenienti da Milano o da Como e dintorni. Le carrozze, percorrendo a ritroso il nostro itinerario arrivavano all’ingresso principale della villa dopo aver attraversato il parco e il giardino italiano o inglese secondo il periodo.
Villa Casana ai bei tempi
Note (malinconiche) finali. L’IBM ha venduto la proprietà nei primi anni 2000, quando l’andamento del business sconsigliava il mantenimento di immobili in proprietà (con i relativi costi). Io avevo già lasciato l’azienda e quindi non conoscevo i particolari della vendita. Vengo a sapere nel corso della visita che il nuovo proprietario è un immobiliarista di Cantù, il quale cerca di far rendere la proprietà senza spendere troppi soldi. Per cui ha trovato un affittuario nell’”università” telematica che utilizza l’edificio del centro IBM e nel frattempo lascia ai loro destini villa e parco. Peccato!